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Suicidio assistito, Marco Cappato si autodenuncia per aver accompagnato Elena in Svizzera. Rischia 12 anni

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Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, si è autodenunciato alla caserma dei carabinieri di via Fosse Ardeatine, a Milano, alle 11.15. Ieri aveva detto di trovarsi in Svizzera perché Elena, 69 anni, aveva chiesto di essere accompagnata a Basilea per poter accedere legalmente al suicidio assistito. Era affetta da una grave patologia oncologica ai polmoni con metastasi. Nel luglio 2021 aveva ricevuto la diagnosi di microcitoma polmonare. La donna, che era originaria di Spinea in provincia di Venezia, aveva chiesto aiuto a Cappato: “Non volevo che i miei cari, accompagnandomi, potessero avere delle ripercussioni legali per una decisione che è sempre stata solo mia”, ha spiegato nel video di addio pubblicato dall’associazione. Il tesoriere della Luca Coscioni ha, quindi, presentato l’autodenuncia per il reato di aiuto al suicidio. L’articolo 580 del codice penale prevede una pena che può arrivare anche a 12 anni di reclusione.

I medici avevano detto a Elena che avrebbe avuto poche possibilità di uscire dalla malattia. Dopo alcuni tentativi di cure, le è stato poi spiegato che avrebbe avuto pochi mesi di vita: “Non ho nessun supporto vitale per vivere, solo una cura a base di cortisone: non potevo fare altro che aspettare che le cose peggiorassero”, ha spiegato nel video. Questa volta, infatti, la situazione è diversa rispetto al caso di Dj Fabo che era tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, uno dei requisiti previsti dalla Consulta nel 2019 per il suicidio assistito.

“Spiegherò ai carabinieri che per le prossime persone che ce lo chiederanno, se saremo nelle condizioni di farlo, aiuteremo anche loro. Sarà poi compito della giustizia stabilire se questo è un reato o se c’è la reiterazione del reato. O se c’è discriminazione come noi riteniamo tra malati”, ha spiegato Cappato che ha ringraziato il marito e la figlia di Elena per la fiducia e la vicinanza di queste ore. Il tesoriere della Luca Coscioni sa che può rischiare fino a 12 anni di reclusione, ma spera che l’iter sia simile a quello che lo ha portato all’assoluzione per il caso di Dj Fabo. Per questo ha aggiunto: “Con Fabo è stata aperta una strada che riguarda migliaia di persone. Il nostro obiettivo non è lo scontro o il vittimismo o il martirio. Siamo qui con la speranza che le aule di tribunale possano riconoscere un diritto fondamentale, sapendo che c’è anche la possibilità del carcere”.

 

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