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Un articolo inedito nell’anniversario del rapimento di Silvia Romano: niente misteri e presunti aggiornamenti, solo il ricordo di una cara amica

Immagine di copertina
Illustrazione: Emanuele Fucecchi

È passato un anno dal rapimento di Silvia Romano. Sulla vicenda aleggia ancora un velo di mistero. La migliore amica a TPI racconta: "Questo silenzio è assordante. La mia più grande paura è non sapere mai più la verità"

Silvia Romano, un anno dal rapimento: il ricordo della migliore amica

“Ho sentito Silvia l’ultima volta due giorni prima che sparisse. Mi manca terribilmente e non vorrei mai che la sua storia venisse dimenticata da tutti”. Giulia* ha 24 anni, l’età di Silvia Romano, la sua migliore amica di cui non si sa quasi più nulla dal giorno della sua scomparsa, esattamente un anno fa.

La cooperante italiana, rapita in Kenya e poi trasferita in Somalia, dove potrebbe essere finita in mano ai terroristi di al Shabaab, secondo una fonte di intelligence  lo scorso 30 settembre risultava ancora viva.

L’amicizia tra Silvia e Giulia

Secondo l’amica della cooperante “ci sono troppe coincidenze: non può essere un semplice rapimento per soldi”.

Ma più che svelare dettagli sulle indagini, Giulia può raccontare chi è Silvia, quali sono le sue passioni e cosa animava la sua spinta verso l’Africa. “Penso sempre a lei: Silvia è piena di voglia di vivere, di darsi da fare, non riusciva a rimanere con le mani in mano. È altruista, disponibile e sempre aperta ad ascoltare e conoscere”, quando Giulia parla dell’amica ha la voce di chi non si è arreso, di chi vuole lottare.

“Con Silvia ci siamo conosciute all’Università, al Ciels di Milano, la Scuola Superiore Mediatori Linguistici, e siamo subito diventate amiche. Siamo entrambe milanesi, lei aveva deciso di prendere l’indirizzo criminologico, io diplomatico”, dice la ragazza.

A febbraio 2018 Silvia si laurea con una tesi sulla tratta delle donne in Argentina. “Parla lo spagnolo da Dio”, sorride Giulia.

La laurea di Silvia Romano, febbraio 2018. Silvia insieme alle sue amiche

L’amore per i viaggi

A unire le due studentesse è stato l’amore per i viaggi, la voglia di scoprire nuove terre e nuove culture. “Ecco: sono sicura che se avesse vinto alla lotteria, Silvia avrebbe speso tutti i soldi in viaggi”, scherza Giulia.

“Nel 2018 – continua – più o meno nello stesso periodo, io sono partita per il Sud America e lei per l’Africa. Con la promessa di scriverci sempre e di rivederci tra un viaggio e un altro”.

Il Kenya la prima volta

Silvia sceglie il Kenya perché a primavera del 2018 conosce a una cena di beneficenza Davide Ciarrapica, fondatore di Orphan’s Dreams Onlus, che le propone di andare a fare volontariato con i bambini.

Il 31enne di Seregno gestisce un centro per bambini a Likoni, un villaggio vicino a Mombasa. Silvia intravede la possibilità di fare qualcosa a favore dei più deboli. Così, il 22 luglio 2018 si imbarca per Mombasa con lui.

Resta all’Hopes Dreams Rescue Sponsorship Centre di Davide per un mesetto, poi va a Chakama con la Onlus Africa Milele.

“Ho incontrato Silvia a settembre 2018, quando è rientrata a Milano: i suoi occhi sfavillavano dalla felicità”, racconta Giulia.

In Africa la cooperante aveva trovato il suo posto del cuore e le avevano chiesto di tornare, l’avevano confermata e Giulia ha una spiegazione: “Sicuramente avevano notato le sue grandi doti organizzative. Voleva organizzare la vita anche a noi amici. Cinque ore prima di uscire iniziava a chiedere e ad assicurarsi che tutto fosse perfetto. A Milano mi ha raccontato che non lo aveva detto ai bambini della Onlus, voleva fare una sorpresa”.

Un messaggio dell’amica Giulia

Il rientro in Kenya

Silvia voleva rimanere in Africa a tempo indeterminato. “Cosa me lo fa pensare? – commenta Giulia – Sprizzava gioia da tutti i pori ad ottobre all’idea di ritornarci e a Milano aveva lasciato sia Pro-patria che ZeroGravity, le due palestre dove lavorava e insegnava ginnastica. Aveva un legame molto stretto con la proprietaria, ma aveva ormai deciso”.

Il 5 novembre Silvia rientra in Kenya. All’aeroporto di Mombasa, la attende Ciarrapica. Insieme vanno a Likoni, lei ci resterà poche ore: a fine giornata torna a Mombasa e si ferma a dormire al Marigold (come testimoniavano i registri della guest-house, poi spariti).

La mattina dopo corre a Chakama, insieme a due nuovi volontari appena arrivati ad Africa Milele, la onlus per cui lavorerà. Ormai su Davide stava cambiando opinione. Ad un certo punto si è dovuta fare una piccola operazione per togliere un’infezione sotto l’ascella e Davide non le aveva neanche chiesto notizie sul suo stato di salute.

“Silvia era un raggio di sole”, dice Giulia

“Ci sentivamo spessissimo in quei giorni, ogni tanto adesso rileggo i WhatsApp o ascolto le note vocali per non dimenticare. Magari ci rispondevamo dopo ore, o il giorno dopo perché eravamo tutte e due molto impegnate, ma ci scrivevamo sempre”, narra l’amica.

Poi Giulia ricorda un episodio: “L’11 novembre Silvia mi racconta la storia del prete pedofilo per cui stava andando a testimoniare in commissariato. Quest’uomo aveva toccato decine di bambine a Likoni e Silvia non voleva stare zitta”.

Silvia Romano aveva visto atti di pedofilia su bambini di tre, cinque, dieci anni. Un pastore anglicano che in quei giorni si trovava a Chakama in qualità di prete e di commissario d’esame per la scuola, e veniva chiamato da tutti “Father”.

I giorni del rapimento di Silvia Romano

“Sto bene”. L’ultimo messaggio di Silvia Romano a Giulia, il 18 novembre. “Mi chiedeva se mi avessero ammessa al master a Roma. Poi più nulla. L’assenza della compagna di viaggi e di studi è dura: “È un anno che mi angoscio, che non riesco a calmarmi”.

Il silenzio della politica

“Del rapimento di Silvia Romano non ne ha parlato nessuno, i politici se se ne sono dimenticati”, si indigna Giulia.

A parte il silenzio stampa chiesto dalla Farnesina, un atteggiamento di routine che serve più a mantenere segreti inconfessabili che a salvaguardare la vita degli ostaggi, o l’inquinamento delle relative indagini, normalmente c’è qualche parte politica che si interessa a casi come quello di Silvia. Questa volta no. Niente.

Dietro il coraggio della 24enne si nasconde un velo di inquietudine: “Mi sento impotente, chissà cosa c’è dietro. Non voglio però avere rimpianti, vorrei fare il mio massimo per ritrovare Silvia, per sapere la verità. La cosa che temo di più è non sapere perché è avvenuto questo rapimento, non sapere la verità”.

A un anno di distanza, non è stata ancora fatta chiarezza. E noi, insieme a Giulia, rimaniamo con l’unica certezza alla quale potersi aggrappare: “Silvia Romano è viva e si sta lavorando per riportarla a casa”.

*Giulia è un nome di fantasia per tutelare l’intervistata 

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