Silvia Romano, la procura di Roma: “Portata in Somalia dopo il rapimento”

La cooperante rapita in Kenya a novembre era viva a Natale. Secondo gli inquirenti è stata portata in Somalia nei giorni - forse nelle ore - successive al rapimento

Di Anna Ditta
Pubblicato il 30 Ago. 2019 alle 21:02 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:46
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Immagine di copertina
La cooperante italiana Silvia Romano

Silvia Romano, procura di Roma: “Portata in Somalia dopo il rapimento”

La cooperante italiana Silvia Romano, rapita in Kenya il 20 novembre scorso, potrebbe essere stata portata in Somalia subito dopo il sequestro, secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Roma, coordinata dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco.

La teoria del trasferimento di Silvia Romano in Somalia è stata avanzata durante il terzo incontro tra investigatori, avvenuto in Kenya, e a cui hanno partecipato i carabinieri del Ros.

In base a quanto accertato dagli inquirenti, infatti, sia prima sia dopo il sequestro ci sono stati contatti telefonici tra gli autori materiali del rapimento e la Somalia.

Gli inquirenti sono convinti che si sia trattato di un sequestro su commissione (probabilmente di gruppi somali) e, oltretutto, armi e mezzi utilizzati dalle otto persone del gruppo di rapitori sono giudicati “sproporzionati” rispetto al livello medio delle bande criminali kenyote.

Quando i criminali si sono dati alla fuga, inoltre, la direzione che hanno preso dal centro commerciale nella città di Chacama, a circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi, è proprio quella della Somalia.

Per questo gli inquirenti pensano che Silvia Romano sia stata trasferita in Somalia.

Lo scorso luglio era emerso che la la cooperante era ancora in vita il giorno di Natale.

Silvia Romano, tornano in carcere tre degli accusati del sequestro

Tornano in carcere Abdulla Gaba Wario, Moses Luwali Chembe e Said Adhan Abdi, accusati di far parte della banda di rapitori che ha sequestrato Silvia Romano lo scorso novembre. La Procura Generale del Kenya ha infatti contestato loro l’aggravante del terrorismo, disponendo il carcere e la contestuale revoca della libertà su cauzione. A riportare la notizia è l’Ansa, che cita fonti giudiziarie italiane.

Nei confronti dei tre sospetti, ritenuti gli autori materiali del blitz, i giudici kenyoti contestano da oggi anche il reato di “cospirazione con finalità di commettere un atto di terrorismo” oltre al sequestro di persona e possesso illegale di armi da fuoco.

Nelle prossime settimane è in programma un nuovo incontro tra investigatori italiani e kenyoti dopo quello avvenuto nei giorni scorsi durante il quale le autorità del Kenya hanno messo a disposizione del team di inquirenti italiani documenti, verbali e tabulati telefonici.

Silvia Romano si trovava in Kenya come volontaria per la

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