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La sentenza sul caso Paolo Scaroni, il tifoso rimasto invalido dopo il pestaggio: poliziotti assolti in appello

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 25 Giu. 2019 alle 20:08 Aggiornato il 25 Giu. 2019 alle 20:23
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Immagine di copertina

Sentenza Paolo Scaroni | Tifoso ultrà invalido dopo pestaggio della Polizia | Poliziotti assolti in appello

SENTENZA PAOLO SCARONI PESTAGGIO POLIZIOTTI – Dopo una lunga trafila di processi, è arrivata la sentenza sul caso di Paolo Scaroni, il tifoso del Brescia rimasto invalido dopo essere stato picchiato dalla polizia, nel settembre 2005. La corte d’appello di Venezia ha assolto gli agenti di Polizia a processo con l’accusa di aver procurato le lesioni che hanno reso invalido al 100 per cento l’ultrà, rimasto gravemente ferito durante una carica del reparto Mobile della Questura di Bologna alla stazione di Verona dopo la partita tra Verona e Brescia.

Ultrà picchiato dalla Polizia | Poliziotti assolti in appello per insufficienza di prove

Scaroni rimase in coma diversi mesi e lo Stato lo ha risarcito con un milione e 400 mila euro. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la condanna a 7 anni, ma la Corte ha assolto gli agenti per insufficienza di prove. Già la sentenza di primo grado, pur stabilendo che le lesioni erano state riportate dalla carica della Polizia, non era stato in grado di stabilire con certezza se a sferrare i colpi con il manganello impugnato al contrario fossero stati realmente gli agenti a processo. Così anche in appello.

Sentenza Paolo Scaroni | Amnesty International: “Codice identificativo per i poliziotti”

In una nota Amnesty International, dopo la sentenza sul caso Scaroni, ha chiesto di nuovo un codice identificativo per i poliziotti italiani.

“L’esito del processo d’appello per il pestaggio di Paolo Scaroni, il tifoso del Brescia vittima il 24 settembre 2005 di una violenta aggressione delle forze di polizia che lo tenne in coma per i due mesi successivi e lo ha reso invalido al 100 per cento per tutta la vita, chiama ancora una volta in causa l’assenza di codici identificativi per le forze di polizia”.

E ancora: “Già nel processo di primo grado, a otto anni di distanza dall’accaduto, era emerso come l’assenza di tale previsione avesse reso impossibile identificare i responsabili che avevano agito a volto coperto. Il processo era terminato con otto assoluzioni, una per non aver commesso il fatto e sette per insufficienza di prove”, afferma Amnesty International Italia che sta “portando avanti una campagna per l’introduzione dei codici identificativi per le forze di polizia in servizio di ordine pubblico”.

Paolo Scaroni Tifoso ultrà invalido | La storia

La storia inizia il 24 settembre 2005, quando Paolo Scaroni, ultras del Brescia, si trova nei pressi della stazione di Verona a mangiare un panino. Il tifoso viene improvvisamente investito da una violenza inaudita da parte di tre cariche della celere. Salvato dagli amici, si rialza con la testa fracassata, vomita e sviene. Si risveglierà in ospedale dopo un mese di coma.

“Ricordo solo i manganelli che affondavano nel cranio e premevano, ho perso tutto, tutto solo per una partita di calcio che nemmeno ho visto”. ha raccontato in un’intervista a TPI.

> “I poliziotti mi massacrarono di botte: oggi sono invalido al 100 per cento. Ma dopo 13 anni nessun colpevole”

Da quel giorno di 14 anni fa per Paolo inizia una lunga battaglia giudiziaria per scoprire chi lo ha ridotto così. Alla fine del 2005, Scaroni inizia a raccontare tutto a una poliziotta che ha avuto il coraggio di aprire un’inchiesta sui colleghi.

La commissaria indagò in solitudine e scoprì verbali truccati, testimonianze insabbiate e filmati spariti. Nonostante questo, Scaroni ha perso il processo di primo grado, la cui sentenza è stata emessa nel 2013, per “colpa della mancanza di codici identificativi sulle divise”.

Tuttavia, il tifoso ha vinto il processo civile dove ha ottenuto un risarcimento di 1,4 milioni di euro per il pestaggio subito. A Scaroni, dunque, è stato riconosciuto il fatto di essere stato picchiato da servitori dallo Stato, senza però aver assicurato alla giustizia i nomi dei colpevoli di tale pestaggio. Oggi l’assoluzione in appello per insufficienza di prove.

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