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Roma, manifestazione degli studenti al Campidoglio contro l’inefficienza dei mezzi pubblici

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I rappresentanti d’istituto e consulta di Roma e Provincia, in maniera autonoma rispetto a sindacati studenteschi e movimenti politici, oggi, 11 gennaio 2020 dalle 10 alle 13, manifesteranno in piazza del Campidoglio contro l’inefficienza dei mezzi pubblici della Città Metropolitana di Roma, criticità principale che non permette agli studenti un rientro in sicurezza nelle proprie scuole. La manifestazione, nel rispettivo delle normative anti Covid e dei vari DPCM, avverrà in modo statico, con un distanziamento interpersonale garantito da segnaposto e il costante utilizzo della mascherina. La protesta verrà accompagnata, essendo punto di partenza di un problema più ampio, da una lettera, in cui si richiede il rientro a scuola, subito e in sicurezza.

La lettera verrà indirizzata al Ministro dell’Istruzione, al Prefetto di Roma, al Direttore Generale dell’USR Lazio, ai Presidenti della VII Commissione Istruzione e Cultura della Camera e Senato, all’Assessore al diritto e alla Scuola e al diritto allo Studio della Regione Lazio, al Presidente della Regione Lazio, all’Assessore alla Città in Movimento, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Commissario Straordinario Covid 19. Ad affiancare gli studenti e le studentesse domani in piazza ci saranno anche i rappresentanti della neonata lista di giovani candidata alle elezioni per il Comune di Roma, “La Giovane Roma”, che dichiara in una nota stampa “l’obiettivo è chiaro, permettere agli studenti di tornare nelle aule il più velocemente possibile in totale sicurezza. Fino a quando il trasporto pubblico cittadino continuerà a risultare inefficiente e assolutamente non adeguato alle esigenze pandemiche in corso, questo non sarà chiaramente possibile. I nostri rappresentanti, eletti anche come rappresentanti d’istituto nelle varie scuole, sono al fianco degli studenti che lottano e che chiedono di essere ascoltati: essere una lista di giovani under 25 significa anche battersi per chi ad oggi non ha voce né rappresentanza”. Di seguito riceviamo e pubblichiamo la lettera dei rappresentati degli studenti.

Alla luce della nota prot. 450842 del 24 dicembre 2020 del Prefetto della Provincia di Roma i rappresentanti degli studenti della città di Roma, esprimono un forte dissenso relativamente alle modalità proposte dal prefetto, sulla base delle direttive ministeriali, per il rientro a scuola il 18 gennaio. Sono troppi gli ostacoli che si frappongono ad un rientro in sicurezza. Questa situazione ha come causa principe tutte le problematiche pregresse del mondo della scuola. L’emergenza, infatti, non ha fatto altro che evidenziare le carenze che da anni ci danneggiano e ci limitano: mancati investimenti e tagli all’istruzione, edilizia scolastica lasciata ai margini, ambienti  inadeguati e insufficienti, edifici scolastici insicuri, privi delle necessarie certificazioni richieste dalla legge, docenti numericamente insufficienti. Chiediamo di dare maggior peso agli investimenti e alla condizione dell’infrastruttura scolastica, alla base dei nostri problemi e disagi, che si perpetuano da anni anche in situazioni non emergenziali.

Le ragioni delle difficoltà del rientro sono anche legate all’atteggiamento politico ed amministrativo nei confronti del mondo della scuola in emergenza COVID: da dieci mesi ad oggi non si è riusciti a trovare soluzioni, ma ci si è limitati ad abbracciare una logica attendista, sperando solo in un miglioramento della situazione dell’emergenza sanitaria. L’indignazione per l’insipienza e l’incapacità di trovare un piano efficace e sicuro per consentire il rientro a scuola degli studenti, ha ormai raggiunto tra noi (e anche tra tanti docenti) un limite insormontabile.

Le soluzioni imposte equivalgono in sintesi ad un vero e proprio attentato al diritto allo studio e all’apprendimento. Da considerare, inoltre, come gli studenti sarebbero tenuti a pranzare al banco rischiando anche di vanificare il rispetto delle norme anti-COVID. L’organizzazione attuale prevede infatti un distanziamento di un metro dalle rime buccali, distanziamento che risulterebbe insufficiente, data la necessità di abbassare le mascherine durante il pasto. Noi studenti vorremmo tornare a scuola in presenza, al più presto, ma vorremmo tornarci in sicurezza, in ambienti nei quali siano garantiti due diritti sanciti dalla Carta Costituzionale: il diritto allo studio e, al contempo, il diritto alla salute.

Il problema principale rimane quello del servizio di trasporto pubblico inefficiente e insufficiente per il quale nulla è stato fatto per adeguarlo alle rinnovate esigenze imposte dalla pandemia. Molti di noi fanno uso dei mezzi pubblici per raggiungere la scuola e gli esperti ritengono che questo aumenti il rischio di contagio. Sui mezzi pubblici, infatti, non è possibile attualmente mantenere un’adeguata distanza dalle altre persone e dai potenziali casi contagiosi e la ventilazione è quasi sempre inadeguata con conseguente ricircolo di aria contaminata.

Non possiamo pagare il prezzo di carenze amministrative, e un servizio di trasporto pubblico, come detto sopra, inefficiente e insufficiente. E tanto meno, possiamo pagarlo per la politica che non è riuscita a trovare soluzioni adeguate. Non vogliamo essere equiparati ai soliti studenti disfattisti e non costruttivi, che fanno delle lamentele il proprio modus vivendi. Proponiamo, dunque, dopo aver analizzato e riprendendo il documento di fine mandato del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, le seguenti richieste, con la speranza che vengano accolte e concretizzate:

· Ripensare le modalità di scaglionamento: il 50% degli studenti significa disallineamento dei programmi e della didattica. Chiediamo un rientro con modalità tali da garantire al contempo l’integrità della classe e una sicurezza complessiva internamente all’istituto, tenendo conto dei dati epidemiologici e delle strutture dei singoli istituti. Inoltre, una maggiore autonomia e flessibilità amministrativa in ambito scolastico o municipale, con linee da seguire generali, permetterebbe ai dirigenti e alle scuole di organizzare al meglio i rientri in sicurezza, a tutela del diritto allo studio degli studenti;

· Cambiare le fasce orarie: si chiede un anticipo delle fasce orarie di scaglionamento dalle 7:30 alle 9:00 per non gravare sulla vita quotidiana degli studenti. Lo scaglionamento orario, anche se funzionale per l’alleggerimento del trasporto pubblico locale, è un’opzione che ci penalizza, costringendoci a frequentare le lezioni in orario pomeridiano con evidenti e negative ricadute sull’organizzazione del tempo scolastico ed extrascolastico. La fascia delle ore 10 risulta, inoltre, insostenibile per gli studenti che provengono da municipi o quartieri distanti dall’istituto, costringendo loro non solo a uscire presto di casa ma anche a rientrare in sera tarda, precludendoli da qualsiasi attività extracurriculare;

· Trasporti: studiare i flussi di provenienza degli studenti nelle scuole all’interno dello stesso Municipio permette di coordinare e controllare in modo più efficace l’affluenza sui mezzi di trasporto. Darebbe, inoltre, la concreta possibilità di elaborare linee scolastiche dedicate alle tratte maggiormente fruite;

· Salute e monitoraggio: campagna di tamponi mensile, organizzata attraverso la ASL di zona o con la possibilità di stipulare convenzioni con le farmacie limitrofe all’istituto. Un monitoraggio costante eviterebbe la normale paura che regna dentro gli istituti, oltre a garantire una maggiore continuità didattica nelle classi. Sarebbe, inoltre, opportuno estendere ai liceali in generale, indipendentemente dall’età anagrafica, la lodevole iniziativa del mese di gennaio della Regione Lazio;

· Fondi europei: alla luce dei nuovi fondi provenienti dal Recovery Fund e dal Next Generation EU, chiediamo un investimento corposo nel mondo giovanile e scolastico, con un intervento concreto e immediato, come avvenuto in alcuni Länder tedeschi, di un adeguamento dei sistemi di aerazione dei singoli istituti;

· Campagna di Vaccinazione: a seguito della vaccinazione del personale medico-sanitario, somministrare le dosi alle categorie a rischio e fragili del personale scolastico (ATA, docenti e dirigenti) e, via di seguito, al resto del personale, faciliterebbe l’organizzazione interna e ridurrebbe la paura;

· Comunicazione e programmazione: comunicazione chiara, efficiente e preventiva, evitando continui dietrofront o rinvii. Si potrebbero, infatti, evitare sia la difficoltà nell’organizzazione sia la frenetica confusione che regna sul mondo scolastico;

· Esame di maturità: altri paesi europei, quali Francia e Gran Bretagna, hanno già preso decisioni in merito. Chiarezza e anticipo riguardo la maturità 2021 permetterebbero agli studenti e ai docenti di organizzare la didattica e i programmi in modo funzionale all’esame

Vogliamo comunque credere che tutte le istituzioni si stiano impegnando per trovare una soluzione efficace. Questa speranza ci viene data dai dirigenti scolastici e dal corpo docenti che hanno lavorato, e continuano a farlo, in prima linea e al nostro fianco – nonostante le obiettive difficoltà derivanti dalle indicazioni ministeriali troppo spesso vaghe – per garantirci la miglior condizione possibile (e per questo li ringraziamo vivamente).

L’unica cosa che chiediamo è di venire ascoltati. Vorremmo che fossero ascoltate le nostre esigenze e che si trovasse un punto d’incontro affinché si possa giungere ad una soluzione sì efficace, ma anche sostenibile per la popolazione studentesca, permettendoci di rientrare a scuola il prima possibile. Ci auguriamo di poter iniziare al più presto questa collaborazione. Nell’attesa di una risposta, che speriamo possa finalmente coinvolgerci in una questione in cui siamo noi i protagonisti. Chiediamo solo ascolto e comprensione.

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