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Roma: funerali con cori fascisti e braccia tese, la testimonianza a TPI

Un gruppo di studentesse universitarie denuncia l'accaduto e il mancato intervento delle autorità per fermare gli slogan neofascisti e il pericoloso assembramento

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 22 Mar. 2021 alle 16:53 Aggiornato il 22 Mar. 2021 alle 17:10
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Immagine di copertina

Una cerimonia funebre accompagnata all’uscita da una chiesa di Roma da cori fascisti e saluti romani, in piena zona rossa e sotto gli occhi attoniti dei residenti. E’ la denuncia pervenuta a TPI da un gruppo di studentesse universitarie che dal balcone della propria abitazione ha assistito a quanto accaduto sabato 20 marzo all’esterno della Chiesa Parrocchiale di Sant’Ippolito Martire a Villa Massimo, nel quartiere Nomentano della capitale.

Le immagini mostrano il carro funebre accompagnato dalle urla “Boia chi molla”, che hanno provocato diverse denunce sui gruppi social del quartiere oltre a una segnalazione al Numero Unico per le Emergenze 112.

Alle esequie, svoltesi nel rispetto delle regole all’interno della parrocchia, è seguito l’assembramento dei presenti sulla scalinata della chiesa e l’uscita del feretro coperto da una bandiera rossa con un vessillo che ricorda la croce celtica, provocando così una serie di polemiche, con annesso strascico di indagini, anche in considerazione della presenza di una nutrita comunità ebraica e di una sinagoga di rito sefardita nell’adiacente via Padova.

“Sabato, intorno alle 11 del mattino, abbiamo avvertito dei cori provenienti dalla strada”, racconta a TPI una delle studentesse che ha denunciato i fatti alla vicina stazione dei Carabinieri. Affacciandosi al balcone, le giovani hanno assistito all’uscita della bara dalla parrocchia e all’assembramento di un nutrito gruppo di persone, il tutto condito da urla e braccia tese.

Sul momento, le ragazze hanno deciso di avvertire le autorità sia per motivi sanitari che di preoccupazione per una manifestazione dal chiaro orientamento fascista. “Dopo essermi identificata e aver dato la mia disponibilità a procedere con una denuncia, sono stata richiamata”, ricorda la studentessa. “A quel punto mi è stato detto che non era possibile effettuare alcuna denuncia perché la polizia era già presente all’evento, anzi ne era stata informata in anticipo ed erano già stati fatti tutti gli accertamenti del caso”. 

La risposta del Comando dei Carabinieri non ha rassicurato le giovani che, rimaste affacciate al balcone, non hanno assistito all’intervento di alcun agente in divisa e si sono chieste come sia stato possibile permettere a tante persone di assumere tale condotta in pubblico, in violazione sia delle norme sanitarie che del diritto penale.

Il saluto romano infatti è vietato in Italia sin dalla Legge Scelba del 1952, poi modificata dalla legge n. 205 del 25 giugno 1993, la cosiddetta Legge Mancino, che condanna gli autori alla reclusione da sei mesi a due anni e a una multa da 200 euro a 500 euro se con intento di “compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista”. 

Tuttavia, nel febbraio del 2018, la Cassazione assolse in via definitiva due manifestanti di Casapound per alcuni fatti avvenuti a Milano quattro anni prima, stabilendo che il saluto romano non costituisce reato se ha intento commemorativo e non violento e che può essere considerato in questo senso una libera “manifestazione del pensiero”.

Sui fatti di Roma, sta attualmente indagando la Digos, intervenuta a identificare parte dei presenti, alcuni riconducibili a movimenti di estrema destra.

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