Roma, a Colleferro una manifestazione contro le morti sul lavoro: “È una strage, non chiamateli incidenti”
Mobilitazione organizzata dopo l'incidente in cui ha perso la vita un operaio 57enne a Guidonia
Dopo la tragica morte di un operaio 57enne a Guidonia, rimasto travolto da materiali di risulta durante la pulizia di un silos, le amministrazioni comunali di Artena e Colleferro, in provincia di Roma, hanno indetto una manifestazione contro gli incidenti sul lavoro, in programma per sabato 7 febbraio.
La mobilitazione che nasce dall’urgenza di fermare quella che la Fillea-Cgil definisce senza mezzi termini una vera e propria “strage”.
I dati, in effetti, confermano l’allarme. Nel Lazio, da gennaio a dicembre 2025, le denunce di infortunio sul lavoro sono state 44.385, con un aumento del 7,2% rispetto al 2024, sulla base dell’ultimo aggiornamento Inail. Un incremento che riguarda tutte le province della regione, a partire dall’area metropolitana di Roma, dove si concentra la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori: 35.314 denunce, pari a un +8,3%. Seguono Frosinone con 2.486 denunce (+6,3%), Viterbo con 1.956 (+3,0%), Latina con 3.519 (+1,3%) e Rieti con 1.110 (+0,5%).
I settori maggiormente colpiti restano quelli ad alta esposizione e spesso caratterizzati da precarietà e catene di appalto: trasporti, sanità, commercio, vigilanza, ristorazione, accoglienza e costruzioni. Proprio l’edilizia, sottolinea la Cgil, continua a pagare un prezzo altissimo in termini di infortuni e vittime, a fronte di una diffusione ancora insufficiente di controlli e di misure di prevenzione.
«Aderiamo ad una manifestazione giusta, necessaria e non rimandabile con la consapevolezza che la sicurezza deve diventare il prerequisito per tutti i lavoratori», dichiara il segretario della Fillea Cgil di Roma e Lazio, Diego Piccoli. «Aspettiamo fiduciosi soprattutto l’adesione del presidente Rocca alla manifestazione del 7 febbraio, visti i tre operaicidi avvenuti in questo inizio 2026 a Frosinone, a Colleferro e a Guidonia».
Parole che si inseriscono in un quadro che continua a peggiorare. «Che sia chiaro, oggi più che mai: non sono incidenti. Questi numeri sono la prova che c’è un massacro in atto nei confronti dei lavoratori, un attacco ai diritti, una deminutio delle libertà individuali accettata silenziosamente dalle istituzioni. I lavoratori non sono numeri. Non faremo sconti a nessuno dei responsabili», aggiunge Piccoli.
Particolarmente preoccupante è l’aumento degli infortuni tra le fasce di età più avanzate. Tra i 65 e i 69 anni l’incremento è del 19%, tra i 70 e i 74 anni sale al 29%, mentre tra gli over 75 raggiunge l’88%. Si tratta, evidenzia il sindacato, di persone che dovrebbero essere già in pensione ma che continuano a lavorare per ragioni economiche e per l’inasprimento dei requisiti di accesso al pensionamento, con un’esposizione al rischio sempre maggiore.
Sul fronte delle morti sul lavoro, il bilancio resta drammatico. Nel solo 2025 nel Lazio si contano 89 incidenti mortali. Costruzioni, trasporti e commercio sono i settori più colpiti e, ad eccezione della provincia di Roma, in tutte le province non si registra alcuna inversione di tendenza. Un dato che si intreccia anche con i fattori climatici: un infortunio mortale su cinque è avvenuto nel mese di luglio, quando il caldo estremo ha contribuito a malori letali sui luoghi di lavoro.
«Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una comunità – denuncia la Cgil Roma e Lazio – ma esiste un modello di fare impresa in cui la perdita di una vita umana viene ritenuta accettabile in nome dell’aumento dei margini di profitto». Un modello che, secondo il sindacato, va scardinato a partire dalla filiera degli appalti, dove si concentra la maggioranza degli infortuni e dove la frammentazione delle responsabilità continua a pesare sulla sicurezza.
La manifestazione del 7 febbraio a Colleferro sarà anche un momento di memoria collettiva. In piazza si ricorderanno Sergio Albanese ed Erri Talone, morti sul lavoro il 7 luglio 2025 e il 13 gennaio 2026, insieme alle vittime delle grandi tragedie industriali che hanno segnato il territorio nel corso del Novecento. «Ricordare i nomi, i volti e le storie di chi è morto lavorando – conclude la Cgil – non è un esercizio simbolico, ma il primo passo per riaffermare che il lavoro non può essere causa di dolore e di morte. Servono scelte concrete, investimenti in prevenzione, controlli e tutele, affinché la sicurezza diventi davvero una priorità e non una variabile sacrificabile».