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Resti umani in un padiglione dell’ospedale San Camillo: “Test del Dna per capire se sono le ossa sono di Emanuela Orlandi”

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Nel palazzo di fronte c'era la prigione della ragazza, secondo quanto raccontato da Sabrina Minardi

Il ritrovamento di alcune ossa umane, rinvenute in un padiglione dell’ospedale San Camillo a Roma, riaccendono il mistero sulla scomparsa di Emanuela Orlandi: nei prossimi giorni, infatti, verrà effettuato un test del Dna per capire se i resti appartengono alla ragazza, svanita nel nulla nel 1983. “Aspettiamo la comparazione genetica con il Dna di Emanuela, in possesso della Procura – ha dichiarato a il Giornale Laura Sgrò, avvocato di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela – Certo è un’ipotesi suggestiva, alla luce proprio della testimonianza della Minardi confermata in parte dalle indagini svolte dalla squadra mobile”.

Il riferimento è ad alcune dichiarazioni che Sabrina Minardi, ex compagna del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, rilasciò a Chi l’ha visto?. La donna, infatti, raccontò che, subito dopo il rapimento, Emanuela Orlandi fu più volte trasferita fino ad essere spostata “in un’abitazione di proprietà di Daniela Mobili in via Antonio Pignatelli 13, a Monteverde nuovo, nel Gianicolense che aveva un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all’Ospedale San Camillo”. L’esistenza di questo sotterraneo fu effettivamente accertata nel 2008 ma la polizia non trovò nulla.

Ora, il ritrovamento dei resti riaccende i fari su questa vicenda. Le ossa sono state trovate durante i lavori di ristrutturazione del Padiglione Monaldi, vecchio reparto di patologia clinica neuromuscolare che fu chiuso verso la fine degli anni Ottanta. “Il padiglione fu in parte ristrutturato nel 1999 ma poi fu dichiarato definitivamente pericolante, lasciandolo in mano ai senza tetto. E se non era ancora abbandonato nel periodo della scomparsa di Emanuela, non è escluso che il corpo della ragazzina sia stato gettato nel vano ascensore nonostante il reparto fosse operativo” si legge ancora su Il Giornale.

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