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“Siamo nella me**a fino al collo”: l’indagine per violenza su una 15enne a Reggio Emilia

Immagine di copertina
Credit: ANSA/CARABINIERI

“Siamo nella me**a fino al collo”: l’indagine per violenza su una 15enne a Reggio Emilia

Violenza di gruppo o “più atti sessuali che si sono succeduti”. Queste sono le ipotesi che la procura dei minori sta valutando nelle indagini sul 15enne di Reggio Emilia, denunciato da una compagna di classe per stupro. A commettere abusi, secondo la procura, sarebbero stati anche altri due compagni di classe della ragazza, nel corso di una festa tenuta nell’appartamento dello studente accusato.

La violenza sarebbe avvenuta venerdì scorso, quando il gruppo di amici aveva deciso di saltare le lezioni per la manifestazione in memoria di Lorenzo Parelli, lo studente di 18 anni morto a poche ore dalla fine del suo stage in fabbrica.

Il gruppo di cinque amici si era recato intorno alle 10 nella casa della madre di uno dei ragazzi, dove avevano iniziato a bere alcune bottiglie di vino e vodka. Una delle due ragazze è andata via nel corso della mattinata, lasciando l’amica 15enne con gli altri tre compagni. I tre sono indagati per violenza sessuale aggravata, per aver compiuto atti su una persona che non prestare validamente il consenso. Secondo il giudice per le indagini preliminari, i ragazzi “non hanno esitato ad approfittare dello stato di ubriachezza della minore che hanno visto bere smodatamente”.

In particolare la ragazza ha dichiarato di essere stata stuprata dal figlio della padrona di casa, affermando di non ricordare altro di quanto accaduto. Un’accusa respinta dal 15enne, fermato dai carabinieri dopo la richiesta di aiuto lanciato dalla vittima. “Vienimi a prendere”, aveva scritto la ragazza alla sorella maggiore, mandandole via WhatsApp la posizione in cui si trovava. I militari hanno fermato il 15enne in “quasi flagranza” di reato secondo la procura, mentre buttava nella spazzatura le bottiglie di alcolici vuote, dopo essere uscito dall’appartamento. L’arrestato, posto ai arresti domiciliari, ha dichiarato che la ragazza era consenziente, come ribadito anche dagli altri due indagati. Secondo la procura rappresentano invece “gravi indizi di colpevolezza” i messaggi scambiati dagli accusati prima dell’arrivo dei carabinieri. “Fra’ sta dicendo da mezz’ora che l’abbiamo stuprata”, ha scritto il ragazzo. “Siamo nella merda fino al collo”, la risposta dell’amico. “Lo so”, scrive il 15enne prima di uscire. “Fra’ ma è ancora ubriaca? Fra’ ma fai qualcosa”, dice ancora l’altro, in una frase considerata incriminatoria dagli inquirenti, in quanto dimostrerebbe che gli indagati fossero consapevoli delle condizioni in cui si trovava la vittima, in cui, otto ore dopo l’accaduto, i medici hanno trovato un tasso alcolemico nel sangue molto elevato, oltre a segni evidente di violenza.

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