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“Dopo avermi stuprata è tornato a lavorare”: il racconto della studentessa violentata al Policlinico Umberto I

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“Quando siamo arrivati davanti a questa stanza, ho visto una lettiga vuota, non c’era nessun paziente. Non ho avuto il tempo di fare nulla. Mi ha dato una spinta, si è chiuso la porta alle spalle, ha girato a chiave e poi mi è saltato addosso”: trattiene a stento le lacrime la 20enne studentessa di Infermieristica che ha denunciato di aver subìto una violenza sessuale in un angolo al terzo piano del padiglione 29 del reparto di Urologia del Policlinico Umberto I di Roma. La ragazza si è presentata al pronto soccorso nella notte tra mercoledì e giovedì accusando il suo “tutor” di averla violentata. “Mi ha attirata dentro la stanza con la scusa di dover fare una flebo a un paziente – dice in un’intervista a Repubblica – ma era vuota. Lui ha chiuso la porta a chiave. Era il mio ultimo giorno di pratica, non ci riesco a pensare”.

Vani i tentativi di resistenza della ragazza, intrappolata senza vie di fuga. Per lei si è attivato immediatamente il “percorso rosa” che scatta in automatico per le donne vittime di abusi. “Sono andata lavorare per fare il turno di notte – ricorda – Il mio piano di studi prevede 180 ore di pratica suddivise in sei cicli da 30 ore. Quello di quattro giorni fa era l’ultimo giorno di pratica del corso. Ero contenta di aver finito”. Conosceva benissimo l’infermiere del Policlinico sotto accusa: “Non era solo un futuro collega più esperto. Io durante ogni turno stavo accanto a lui per imparare, facevo quello che mi diceva. Stavamo facendo un giro pazienti, a un certo punto, verso le 23,30, mi ha detto: ‘Marta, seguimi, dobbiamo andare di là a cambiare la flebo a un paziente’. Mi ha portata in una stanza piuttosto piccola. Ho urlato quando mi ha spinta sulla lettiga, ma non è venuto nessuno. Perché lì nessuno poteva sentirmi, lui lo sapeva”.

È riuscita a scappare con una scusa dopo la violenza subita. La polizia ha trovato l’uomo in reparto, era tornato a lavorare “come se nulla fosse successo”. “L’hanno portato via e denunciato – conclude la studentessa – hanno sequestrato il lenzuolo che copriva la lettiga per fare l’esame del Dna, spero concludano le indagini in fretta e che lo arrestino”.

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