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Cosa non sta funzionando nel piano vaccini

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 24 Feb. 2021 alle 12:48
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Immagine di copertina
"La Vaccinazione nelle campagne", dipinto di di Demetrio Cosola,1894

Cosa non sta funzionando nel piano vaccini in Italia

La campagna di somministrazione del vaccino anti-Covid in Italia sta procedendo a ritmi più lenti del previsto. Secondo la tabella di marcia stilata alla fine del 2020, entro il 31 marzo 2021 erano attese nel nostro Paese 28,2 milioni di dosi. Nel corso delle settimane, tuttavia, le case farmaceutiche fornitrici hanno più volte rivisto i loro piani di consegna e ora il Ministero della Salute si aspetta che alla fine del primo trimestre ne saranno arrivate circa la metà: 14,5 milioni.

Ad oggi – 24 febbraio 2021 – sono arrivate poco meno di 5,2 milioni di dosi e i sistemi sanitari delle Regioni ne hanno inoculate 3,7 milioni. I soggetti immunizzati (ossia che hanno ricevuto entrambe le dosi richieste per la completa efficacia del vaccino) sono finora meno di 1,5 milioni.

Nel Regno Unito (66 milioni di abitanti, paragonabile dunque all’Italia) la campagna di vaccinazione è iniziata tre settimane prima che da noi, è vero, ma il siero è stato già somministrato a oltre 17 milioni di persone. Si viaggia a un ritmo nettamente più veloce.

Piano vaccini: i ritardi nelle consegne

La principale causa dei ritardi nel piano dell’Italia vanno attribuite, come detto, alle revisioni dei piani di consegna da parte delle case farmaceutiche. A gennaio Pfizer ha annunciato un taglio del 30% delle dosi concordate con l’Unione europea a causa di necessari lavori di adeguamento di uno stabilimento in Belgio. La multinazionale statunitense, che produce il vaccino in partnership con i tedeschi di Biontech – ha assicurato che i tagli saranno compensati con consegne più pesanti future. Ma intanto stanno arrivando meno fiale di quanto era stato concordato.

A metà febbraio anche gli americani di Moderna hanno fatto sapere che ci saranno ritardi, che saranno però recuperati a marzo. A febbraio, tuttavia, l’Italia ha ricevuto dalla casa farmaceutica 248mila dosi invece delle 488mila che si aspettava.

Poi c’è Astrazeneca (sede a Cambridge, nel Regno Unito), che a gennaio ha avuto un duro braccio di ferro con Bruxelles dopo aver annunciato un taglio del 60% delle dosi previste in consegna entro il 31 marzo. Ieri, inoltre, fonti della Commissione europea hanno rivelato che Astrazeneca ha in programma di dimezzare le forniture concordate per il secondo trimestre 2021.

Tutti questi intoppi, peraltro, non riguardano evidentemente solo l’Italia, ma tutti i Paesi dell’Unione europea.

I contratti fra l’Unione europea e le case farmaceutiche

Il 29 gennaio 2021, al culmine dello scontro con Astrazeneca, la Commissione europea ha reso pubblico il contratto stipulato con la casa biofarmaceutica britannica [qui il documento]. Dalla lettura del contratto è emerso che, in caso di mancata consegna, Bruxelles può rompere l’accordo, ma non scattano penali automatiche. Una mancanza che, insieme ad altre clausole (ad esempio quelle sulle modalità con cui il prezzo delle dosi può essere modificato in corso d’opera a vantaggio del fornitore) hanno spinto illustri giuristi a parlare di “contratto capestro”.

Piano vaccini Italia: il ruolo delle Regioni

In Italia finora sono state somministrate circa il 70% delle dosi consegnate. La percentuale varia sensibilmente da Regione a Regione. Si va da una copertura del 93% in Valle d’Aosta al 55% della Calabria. In Lombardia sono state inoculate il 70% delle dosi arrivate, in Lazio il 73%, in Campania il 77%. Ma bisogna specificare che un carico di circa 1,5 milioni di dosi è arrivato appena due giorni fa e che prima della consegna la percentuale di vaccini somministrati oscillava intorno al 90% [qui i dati aggiornati in tempo reale].

La strategia del vaccino Made in Italy

I ritardi nelle consegne da parte delle case farmaceutiche rischiano di allontanare nel tempo il raggiungimento dell’agognata immunità di gregge in Italia. Per questo il Governo Draghi sta lavorando all’avvio di una produzione del vaccino in Italia. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, parlerà nei prossimi giorni con Farmindustria di questa possibilità e sarebbero già stati individuati due stabilimenti. Ma si annunciano tempi lunghi: “Almeno sei mesi”, mettono in guardia le aziende.

Poi c’è il “vaccino italiano”, quello prodotto da Reithera. All’inizio del 2021 il vaccino ha concluso la Fase 1 di sperimentazione. La tabella di marcia prevede che le fasi 2 e 3 si concludano nei prossimi mesi e che a giugno possa arrivare il via libera delle Autorità sanitarie europea e italiana.

L’incubo varianti

A complicare ulteriormente il quadro c’è il moltiplicarsi delle varianti del Covid-19, con la paura che queste possano rivelarsi immuni al vaccino. Per questo è importante accelerare la campagna di vaccinazione. Una corsa contro il tempo da cui dipende il ritorno alla normalità.

Leggi anche: Lo Stato italiano produrrà un vaccino contro il Covid: cosa c’è da sapere sull’operazione Reithera

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