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Paziente ricoverato a Lucca con sintomi simili a quelli della malattia del Congo: “La febbre non gli passava”

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Paziente ricoverato con sintomi simili a quelli della malattia del Congo

A Lucca, un paziente di ritorno da Kinshasha, è stato ricoverato dopo aver manifestato sintomi simili alla misteriosa malattia che in Congo ha già ucciso oltre 70 persone.

L’uomo, un 50enne ricoverato all’ospedale San Luca di Lucca che è stato dimesso il 3 dicembre scorso, aveva una sintomatologia molto simile a quella del virus non ancora identificato, ovvero febbre, problemi respiratori e anemia.

“Solo per scrupolo è stato ricontattato per accertamenti, ma ad oggi non c’è pericolo di contagio” ha dichiarato Spartaco Sani, responsabile delle malattie infettive dell’ospedale toscano.

Quando il paziente è stato ricoverato, infatti, “non era ancora noto il focolaio emerso in Congo”. Sara Moneta, responsabile del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Luca di Lucca, ha raccontato a La Repubblica: “Il paziente era preoccupato, la febbre non gli passava: l’abbiamo curato con una terapia antibiotica, ora sta bene. Adesso manderemo ad analizzare a Roma due campioni di siero, ci vorrà un mese per avere i risultati”.

L’uomo “aveva un’anemia, la febbre a 38, non gli passava. Era tornato in Italia proprio perché non stava bene, dopo una settimana a casa è venuto in ospedale. Era molto preoccupato. L’abbiamo curato con degli antibiotici, quando è stato dimesso ci ha ringraziati a lungo”.

Secondo Moneta, però, potrebbe trattarsi di un falso allarme: “Tendiamo ad escluderlo, in questo momento non c’è nessuna evidenza che ci faccia supporre una cosa del genere. Venerdì scorso però abbiamo avuto notizia della nuova infezione in Congo, così sabato l’abbiamo richiamato per fare degli accertamenti”.

“Abbiamo prelevato due campioni di siero, uno durante l’infezione, che è custodito nei laboratori di Pisa, l’altro sabato scorso, durante la convalescenza. Oggi saranno trasferiti a Roma per le analisi successive. Ma ci vorrà almeno un mese per avere i risultati” aggiunge l’esperta.

Il 50enne, che è rientrato in Italia perché ha preferito affidarsi alle cure della sanità italiana, non ha contagiato nessun familiare: “I suoi familiari stanno bene e le persone che lavorano con lui in Congo non hanno avuto sintomi”.

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