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“In Italia l’Ordine dei giornalisti è un ostacolo all’accesso alla professione”: il rapporto Ue

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 26 Lug. 2020 alle 12:33
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L’Ordine dei giornalisti è un ostacolo alla professione: il rapporto Ue

L’ultimo rapporto del Centro europeo per la libertà e il pluralismo dei media, diffuso dalla Commissione europea, afferma che in Italia l’Ordine dei giornalisti e il processo per iscriversi all’Albo rappresentano “un ostacolo ingiustificato per accedere alla professione”. Lo studio, relativo al 2020, non considera solo Paesi Ue, ma anche altri come l’Albania, il Regno Unito e la Turchia. Per ognuno di essi, sono stati misurati diversi indicatori: dalle influenze commerciali o da parte degli editori sui giornalisti alla libertà di espressione, fino alle modalità di accesso alla professione.

Proprio a questo proposito, 28 Paesi europei hanno rischio “basso”, mentre l’Italia è l’unico ad avere un rischio “medio”. Il motivo? “Il sistema dell’iscrizione all’Albo dei Giornalisti – spiega il rapporto – può essere interpretato, sulla base degli standard internazionali, come un ostacolo ingiustificato da superare per accedere alla professione”. Nella maggior parte degli altri Paesi europei, l’accesso alla professione è libero, con un sistema di registrazione o autorizzazione, sulla base di criteri “oggettivi, proporzionati e non discriminatori”. La Turchia, a questo proposito, ha invece un rischio “alto”.

Tra le conclusioni dello studio c’è anche il fatto che in tutta Europa i “rischi” connessi alle “influenze commerciali” o da parte dei proprietari delle testate giornalistiche sui contenuti sono “cresciuti” rispetto al 2017. Quest’anno, solo 5 Paesi (Danimarca, Francia, Germania, Portogallo e Olanda) sono a rischio “basso” sotto questo punto di vista, mentre altri 11 Paesi, tra cui l’Italia e la Spagna, sono a rischio “medio” e 14 (diversi Paesi dell’Est, la Turchia, la Svezia) a rischio “alto”. Infine, riguardo alla protezione della libertà di espressione, 17 Paesi sono a rischio basso, 12 a rischio medio (anche l’Italia) e uno, la Turchia, a rischio “alto”.

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