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Truffava malati terminali vendendo farmaci “miracolosi” gratuiti: oncologo barese condannato a 9 anni

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Oncologo truffava malati terminali vendendo farmaci “miracolosi” gratuiti

Si faceva pagare centinaia di migliaia di euro per prestazioni sanitarie gratuite, iniettava un “farmaco miracoloso” per guarire dal cancro, raggirava pazienti terminali per profitto personale: il Tribunale di Bari ha riconosciuto colpevole di concussione Giuseppe Rizzi, oncologo 66enne ex dirigente medico dell’Istituto Tumori Giovanni Paolo II del capoluogo pugliese.

È stato condannato a 9 anni di reclusione, mentre la sua compagna, che ha agito da complice, a 5 anni e 6 mesi. Il Gup Vittorio Rinaldi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, ha disposto per entrambi l’interdizione dai pubblici uffici.

Fu arrestato lo scorso maggio dai carabinieri, con l’accusa di concussione continuata e truffa aggravata. Conduceva l’attività con la complicità della sua compagna, titolare di un Caf, che veniva improvvisato come ambulatorio. Rizzi era arrivato a farsi pagare fino a 7mila euro per una iniezione, accumulando oltre 2 milioni e mezzo di euro in dieci anni somministrando prestazioni sanitarie alle quali i pazienti avevano diritto gratuitamente.

A far scattare le indagini fu la segnalazione dei familiari di Ottavio Gaggiotti, deceduto nel 2019 dopo aver pagato a Rizzi 130mila euro nella speranza di guarire da un carcinoma. Il figlio, insospettito dal comportamento dell’oncologo, filmò le visite alle quali veniva sottoposto suo padre così da poter depositare le prove in Procura.

La famiglia Gaggiotti si è vista riconoscere dal Gup un risarcimento da 180mila euro. In totale sono diciotto le parti offese dalla condotta del medico, per un risarcimento complessivo da 329mila euro. Di questi, 30mila euro all’Oncologico, 10mila all’Ordine dei medici e la restante parte ad 11 pazienti.

A Rizzi viene contestata inoltre anche una possibile truffa ai danni dell’ospedale per il quale lavorava: percepiva infatti una indennità aggiuntiva di oltre mille euro al mese per non svolgere attività privata, cosa che invece faceva di nascosto.

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