L’ex concorrente di MasterChef Niccolò Califano: “La mia fidanzata iraniana è viva ma ho paura”
Il creator aveva raccontato di non aver avuto più notizie della sua compagna
Niccolò Califano, ex concorrente di MasterChef, è riuscito a mettersi in contatto con la sua fidanzata iraniana. In un video pubblicato sui social, infatti, il medico e content creator aveva rivelato di aver perso i contatti con la sua compagna in seguito al blocco di internet imposto dal regime degli Ayatollah per via delle proteste che da giorni stanno andando in scena a Tehran e nelle principali città iraniane. Ora, in un’intervista a Leggo, Califano rivela di essere riuscito a sentire la ragazza anche se non nasconde la sua paura.
Visualizza questo post su Instagram
“L’ho sentita oggi (13 gennaio, ndr), dopo 4 giorni di silenzio. Non tramite internet, ma con una linea telefonica che sembra si sia ripristinata solo in uscita dall’Iran verso l’estero. Non poteva parlare molto, probabilmente per paura di essere tracciata. È durata quaranta secondi. Mi ha detto che stava bene, che la sua famiglia stava bene. È stato un forte sospiro di sollievo, anche se l’internet è ancora bloccato e mi ha detto che mi richiamerà” ha affermato l’ex concorrente di MasterChef. “L’ho sentita diversa, non era la sua voce solita. Più spenta. Non so cosa sia successo, so solo che ora sta bene, o almeno spero mi abbia detto la verità. Da come l’ho percepita, ho la sensazione che tutto quello che sta accadendo – il regime, il governo – sia molto vicino alla sua vita quotidiana”.
Niccolò Califano, poi, spiega cosa ha pensato di fare in questi giorni: “Io amo fare contenuti che fanno sorridere, mi piace far ridere le persone. Ma queste storie non mi lasciano leggero, mi rendono triste. Le vivo troppo da vicino per potermi distaccare. In questo momento il mio compito, da umano, da medico e da influencer, è stare vicino a lei e a tutte le persone che vedono i propri diritti calpestati da un regime dittatoriale che dura da 47 anni”. E rivela che la sua fidanzata “sognava un Iran libero. Un Paese libero. Voleva farmi conoscere davvero la sua cultura, che è ricchissima, millenaria. Voleva che io andassi lì, che vedessi la sua casa. E io lo vorrei tantissimo”.
Per due volte, ha provato a farla venire in Italia: “Due visti turistici Schengen rifiutati. La seconda volta senza nemmeno una motivazione chiara. Alla fine in ambasciata le hanno detto esplicitamente: ‘Non concediamo visti agli iraniani, scappano. Accettiamo solo ricongiungimenti familiari’. Praticamente dovrei essere suo marito. Lei, insegnante di inglese, per questi tentativi ha lavorato tre mesi: guadagna circa 170 euro al mese. È stato umiliante e profondamente ingiusto”. La sua paura più grande è che “lei stia male dentro. Che si deprima. È una ragazza con una forza vitale incredibile, con un potenziale enorme. Vedere quella luce spegnersi per colpa di decisioni prese da altri è la cosa che mi abbatte di più. Io voglio solo che lei e la sua famiglia stiano bene”.
E rivela che la sua fidanzata gli racconta “di amici uccisi, di persone arrestate mentre erano ferite e cercavano aiuto. Nel 2019 la polizia arrestava la gente nelle ambulanze. Ricattavano le famiglie, costringendole a dire che i figli si erano suicidati. Queste ferite restano, anche se un giorno il regime dovesse cambiare”. E conclude: “Più passa il tempo, più sangue viene versato. Vorrei che questa cosa la toccasse il meno possibile. Ma so che è impossibile. È un popolo fortissimo, abituato a resistere. Lei lo è. Ed è questo che mi fa paura e allo stesso tempo mi dà speranza”.