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‘Ndrangheta e voto di scambio, si è dimesso l’assessore regionale in Piemonte Rosso, arrestato ed espulso da Fratelli d’Italia

Le accuse nei suoi confronti dell'esponente di centrodestra riguarderebbero le ultime elezioni regionali

Di Donato De Sena
Pubblicato il 20 Dic. 2019 alle 08:32 Aggiornato il 20 Dic. 2019 alle 16:05
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Immagine di copertina
L'assessore regionale in Piemonte Roberto Rosso

Ndrangheta e voto di scambio, si è dimesso l’assessore in Piemonte Rosso, arrestato

Alla fine si è dimesso l’assessore regionale in Piemonte Roberto Rosso, a lungo parlamentare di Forza Italia e oggi a Fratelli d’Italia, arrestato insieme ad altre persone stamattina dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta, che ipotizza anche il voto di scambio. Le accuse nei confronti dell’esponente di centrodestra riguarderebbero le ultime elezioni regionali.

Dalle prime luci dell’alba, la guardia di finanza di Torino ha eseguito otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia torinese, nonché sequestri di beni sul territorio nazionale, nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. Tra le condotte illecite, oltre all’associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fiscali per 16 milioni di euro, è stato contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso. L’indagine è condotta dai pm Paolo Toso e Monica Abbatecola.

Tra le persone condotte in carcere c’è dunque anche Rosso, che una volta giunto in prigione ha scritto e firmato una lettera di dimissioni. Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, si è detto “allibito” per l’arresto di Roberto Rosso e annuncia di avere “prontamente accettato” le sue dimissioni da assessore regionale, “avendo già fatto predisporre la sua revoca”.

L’assessore accusato di aver chiesto voti per essere eletto

Roberto Rosso, 59 anni, fu tra i primi a seguire Silvio Berlusconi nel 1994 alla nascita di Forza Italia. nel 2001 sfidò Sergio Chiamparino per la carica di sindaco costringendolo a un inatteso ballottaggio, fu poi sottosegretario al Lavoro con Berlusconi, tra il 2004 e il 2006. Poi tornò in Piemonte come vicepresidente della giunta del leghista Roberto Cota. Ora è alla corte di Giorgia Meloni. Dal 1994 è stato deputato per cinque legislature, l’ultima elezione risale al 2008.

Secondo l’accusa Rosso avrebbe chiesto voti ai clan della ‘ndrangheta per poter essere eletto nella maggioranza di centrodestra che sostiene il presidente Alberto Cirio.

Meloni: “È fuori dal partito”

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha annunciato oggi che Roberto Rosso “è ufficialmente fuori da Fdi”. “Ha aderito a Fratelli d’Italia da poco più di un anno”, ha affermato la leader di centrodestra. “Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco. Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da Fdi”.

“Come facciamo con tutti i nostri candidati – ha spiegato Meloni parlando di Rosso – abbiamo verificato con gli strumenti che un partito ha a disposizione se avesse problemi con la giustizia. Non è emerso nulla e abbiamo deciso di sottoporre anche il suo nome al giudizio degli elettori piemontesi. È stato il più votato nelle nostre liste, e per questo è diventato assessore regionale. La mafia, la camorra e la ‘ndrangheta ci fanno schifo e ci fa schifo chi scende a patti con loro. Da sempre, noi di Fratelli d’Italia siamo rigidissimi nella selezione e nelle candidature e facciamo tutto quello che è nelle nostre possibilità per proporre agli italiani persone senza macchia. Ma come ci si difende da chi bussa alla tua porta, dice di voler combattere con te e sembra avere un curriculum specchiato, ma poi viene accusato di reati così infami?”.

“A chiunque – ha concluso Meloni – pensi di usare il nostro simbolo per trattare con mondi che noi combattiamo voglio dire forte e chiaro: Fratelli d’Italia non può essere la vostra casa, perché ci fate vomitare”.

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