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Più rimpatri e sostegno alle autorità libiche: cosa si sono detti Salvini e Muscat prima del vertice di Malta

Immagine di copertina
Credit: Afp

Migranti Salvini Muscat vertice Malta – Prevenzione della partenze e aumento dei rimpatri. Sostegno all’autorità libica e collaborazione con i paesi di transito e di partenza. Sono i punti affrontati, oggi giovedì 13 giugno, dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e il primo ministro maltese Muscat in un colloquio telefonico che anticipa il sesto vertice dei sette paesi dell’area sud del Mediterraneo, che si tiene venerdì 14 giugno a Malta.

L’obiettivo della telefonata, come si sottolinea in un comunicato congiunto, è stato “rafforzare la strategia comune sul terreno del contrasto del traffico di migranti e della prevenzione della perdita di vite umane nel Mediterraneo”.

>Leggi anche: La politica dei porti chiusi ha causato la morte di almeno mille uomini, donne e bambini

I punti affrontati nel colloquio telefonico hanno riguardato le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, il controllo delle frontiere e “l’esigenza di proseguire la collaborazione volta a sostenere le autorità libiche per rafforzarne le capacità di soccorso in mare”.

>Leggi anche: Ora più che mai la Libia non è un porto sicuro: i centri per migranti di Tripoli sono un inferno

Migranti Salvini Muscat vertice Malta – Il colloquio tra Salvini e Muscat ha ribadito, secondo quanto si legge nella nota ufficiale, la necessità che Italia e Malta lavorino con i paesi di origine e transito “per combattere le cause profonde della migrazione e i trafficanti, in particolare per prevenire i flussi migratori irregolari e per rinforzare i rimpatri”.

>Leggi anche: Salvini voleva seicentomila rimpatri: cosa dicono i numeri

Secondo Medici Senza Frontiere e Sos Mediterranee, la politica italiana dei porti chiusi alle navi umanitaria ha provocato la morte di più di mille persone vulnerabili. Tutte morti che potevano essere evitate.

“Almeno 1.151 persone, uomini, donne e bambini vulnerabili, sono morte, e oltre 10 mila sono state riportate forzatamente in Libia, esposte ad ulteriori ed inutili sofferenze”, hanno dichiarato le due ong in un comunicato congiunto.

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