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Posted by TPI on Monday, 21 September 2020

Maturità ai tempi del Covid: per 1 su 2 lo studio è last minute e senza compagni. Alleanza prof-maturandi, tra lezioni extra e ‘aiutini’

I dati di una rilevazione di Skuola.net che ha coinvolto quasi 5mila diplomandi

Di Donato De Sena
Pubblicato il 12 Giu. 2020 alle 16:20
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Immagine di copertina

Maturità al tempo del Covid: preparazione last minute

Quasi la metà dei maturandi ha iniziato a prepararsi, anche psicologicamente, all’esame di Maturità solo dopo la pubblicazione dell’ordinanza, a circa un mese dal maxi test orale. È quanto emerge da un’indagine di Skuola.net che ha intervistato 5mila studenti impegnati nella prova delle prossime settimane. Secondo il sondaggio anche l’elaborato scritto da consegnare entro il 13 giugno è stato assegnato sul finale, ma i professori hanno aiutato gli studenti. Uno su 3 ha potuto contare su lezioni extra e 2 su 5 dicono di aver avuto un’anticipazione sulle domande d’esame.

Tra i 5mila maturandi ascoltati, a pochi giorni dai primi colloqui orali, circa 1 maturando su 3 confessa di non essere ancora entrato in clima maturità. Appena il 16 per cento si è portato avanti col lavoro già durante il lockdown. La maggior parte dei diplomandi ha, invece, atteso di conoscere il contenuto dell’ordinanza sull’esame per partire con lo studio vero e proprio: più di 1 su 2, infatti, dice di aver accelerato con la preparazione solo dal 16 maggio in poi. Un azzardo, visto che il calendario degli orali sarà comunicato a due giorni dalla partenza e molti di loro potrebbero essere tra i primi.

Essere tra i primi a sostenere l’esame sembra comunque essere un’eventualità che non spaventa. Il 41 per cento del campione di maturandi spera proprio di togliersi questa incombenza subito. Se non altro per chiudere una stagione molto complicata, soprattutto dal punto di vista emotivo. Oltre i due terzi degli intervistati, il 68 per cento, dicono che la chiusura delle scuole ha inciso negativamente sulla loro preparazione in vista dell’esame. E in tanti, il 38 per cento, guardando in avanti, già immaginano che il voto di maturità sarà più basso di quello che si erano prefissati. Un senso di scoramento che ha fatto desistere i ragazzi anche dal partecipare a un grande classico dei mesi che precedono ogni Maturità: i gruppi di studio.

Durante l’isolamento, al di là delle lezioni quotidiane, in pochi si sono organizzati per confrontarsi in videochat con i compagni di classe sugli argomenti spiegati dai professori: solo il 17 per cento racconta di aver imbastito dei veri e propri gruppi digitali e il 32 per cento ha interagito al massimo con un paio di compagni; più di 1 su 2 ha fatto tutto da solo (aiutandosi con le risorse messe a disposizione dal web, in primis appunti e riassunti online).

Neanche l’avvio della Fase 2, con la possibilità di vedersi dal vivo li ha smossi. Solo 1 su 5 ha già partecipato a gruppi di ripasso, quasi tutti in luoghi sicuri: 2 su 3 si sono visti in casa, il 28 per cento all’aperto (magari in parchi o biblioteche con giardino). Un altro 31 per cento, però, si sta organizzando in questi giorni. Ma sempre la metà (il 50 per cento) non ci sta pensando e, anche dovesse essere invitato, ha deciso di non aderire, forse frenato dalla paura.

I professori, nonostante la buona volontà, non sono riusciti a dare uno sprint alla preparazione. Forse perché, in molti casi, neanche loro avevano tutto ben chiaro: il 56 per cento degli studenti intervistati sostiene, ad esempio, che su molti dettagli del nuovo esame i docenti gli sono sembrati poco sicuri (e il 19 per cento dice che il funzionamento dell’orale lo ha approfondito da solo). L’impegno però c’è stato: più di 7 maturandi su 10 raccontano di aver trovato di fronte a sé insegnanti disponibili (il 57 per cento anche al di fuori dell’orario di scuola). E 1 su 3 ha potuto usufruire di lezioni collettive extra organizzate dai doceni per affinare la preparazione; mentre a un altro 23 per cento sono state promesse delle sessioni di ripasso nei prossimi giorni.

Lo spirito di collaborazione prof-studenti ha investito anche la novità di questo maxi-orale: l’elaborato sulle materie d’indirizzo che sostituisce la seconda prova, da preparare a casa e presentare il giorno del colloquio. Sebbene l’ordinanza indicasse che il tema dovesse essere assegnato dai professori, circa la metà dei docenti ha ascoltato il parere degli studenti: nel 22 per cento dei casi l’argomento è stato proposto direttamente dall’alunno, il 20 per cento dei maturandi lo ha concordato assieme all’insegnante. Peccato che, spesso, il via libera sia arrivato last minute: in 1 caso 3 l’assegnazione è avvenuta l’1 giugno (ultimo giorno utile), per 1 su 10 si è andati oltre, solo il 57 per cento dei ragazzi ha potuto lavorarci già nella seconda metà di maggio. Così, il 22 per cento di loro non crede di farcela a consegnarlo entro il 13 giugno (data fissata dall’ordinanza) e appena il 28 per cento l’ha già fatto.

In definitiva, non è la principale preoccupazione dei maturandi: nella classifica dei passaggi dell’orale più temuti, l’elaborato è solo al terzo posto (principale fonte d’ansia per appena il 10 per cento degli intervistati). Al vertice troviamo i materiali multidisciplinari predisposti dalle commissioni (per il 56 per cento sono loro il vero problema), seguiti dall’analisi del testo d’italiano, altra novità introdotta al posto della prima prova (che spaventa il 16 per cento dei ragazzi). Questa paura, però, non è del tutto motivata, perché tanti commissari d’esame (quest’anno, eccezionalmente, le commissioni saranno composte solo da interni, tranne il presidente) stanno dando più di un aiutino ai loro ragazzi: il 38 per cento degli studenti, infatti, sostiene di avere già avuto un’anticipazione sulle domande d’esame dai propri prof.

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