Massimo Bossetti: “Vorrei incontrare i genitori di Yara. Mia moglie non viene più a trovarmi in carcere”
L'uomo, condannato in via definitiva per l'omicidio della ragazza, ribadisce la richiesta di ripetere l'esame del Dna: "Io so di avere la coscienza interiore più pulita"
Massimo Bossetti vorrebbe incontrare i genitori di Yara Gambirasio. Lo dice in un’interista rilasciata a Bruno Vespa per il programma tv Porta a Porta registrata nel carcere milanese di Bollate. “Vorrei un incontro con i genitori della povera Yara. Guardandomi negli occhi, capirebbero che non sono l’assassino”, afferma l’uomo, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della ragazza.
Yara è stata uccisa a 13 anni nel novembre 2010 nella zona di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, e Bossetti è in carcere da quasi dodici anni. “Io so di avere la coscienza interiore più pulita”, giura: “So di essere innocente, so di non aver commesso questo orribile, orrendo delitto e posso viaggiare a testa alta per guardare dritto negli occhi le persone”.
In esclusiva Massimo Bossetti intervistato da Bruno Vespa nel carcere di Bollate.
L’intervista integrale andrà in onda questa sera #22gennaio a #PortaAPorta, in seconda serata su Rai1. pic.twitter.com/MHloccvpgb— Porta a Porta (@RaiPortaaPorta) January 22, 2026
“Non avrei mai potuto commettere un’atrocità del genere”, aggiunge. “Se avessi commesso una cosa del genere, le dico sinceramente che non avrei più avuto coraggio di andare a casa ad abbracciare i miei figli”, aggiunge.
Nel corso dell’intervista, l’ex muratore di Mapello, che oggi ha 55 anni, ribadisce per l’ennesima volta la richiesta di ripetere il test del Dna che lo ha inchiodato: “Questo dato scientifico lo metto in discussione perché non mi è stata data la possibilità di poterlo ripetere”, attacca. “Mi dicono che l’esame è irripetibile”.
Vespa gli domanda perché, pur potendo usufruire di permessi, non è mai uscito dal carcere. “Ha paura del contatto con la gente?”, chiede l’intervistatore. Risposta: “No, non ho paura. Rifiuto tutto perché vorrei uscire a testa alta, senza dover accettare un permesso o un beneficio. Non accetto di dover uscire per qualcosa che mi viene regalato”.
Bossetti ora ha un contratto di quattro ore alla settimana come metalmeccanico nel carcere di Bollate: “Il lavoro è importante per un detenuto, anche per tenerlo lontano dai cattivi pensieri”, osserva.
L’uomo ammette poi che la moglie, Marita Comi, non va più a trovarlo in carcere. “Mia moglie non viene più a trovarmi perché sono nate incomprensioni tra di noi. A parte la scoperta, come sapete tutti, dei tradimenti. Preferisco un chiarimento a quattr’occhi fuori dal contesto carcerario”, dice.
I figli, invece, gli fanno visita regolarmente. “Mi sostengono con coraggio”, spiega: “Il mio cuore viene alimentato dalla loro forza. Ma nessuno può ridarmi tutti gli anni persi, io non riesco a immaginarmi un futuro”.