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Masseria svenduta all’asta per coprire i debiti, allevatore s’impicca all’arrivo dell’acquirente: “Non ha retto al dolore”

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L’attività ormai, era andata. Non c’era più modo di salvarla, e per il cinquantatreenne Michele Verdi il dolore era troppo: l’allevatore di Laterza (Taranto) si è tolto la vita, morendo con il suo sogno. La sua masseria, quel progetto costruito con fatica e sacrifici, svenduta all’asta per coprire i debiti.

La cifra era arrivata a meno di 25mila euro, dopo tante vendite andate a vuoto. Michele si era ritrovato ad affrontare una crisi economica non indifferente: il mutuo che accese era di 60mila euro, ma negli anni non era più riuscito a pagarlo, e così la proprietà era finita all’asta. Un’azienda zootecnica tra Laterza e Altamura che per l’uomo rappresentava tutto: la mattina del 4 gennaio 2024 non ce l’ha più fatta, si è suicidato proprio quando un acquirente era andato a vedere la sua proprietà.

I problemi per Michele sono cominciati dieci anni fa, quando i clienti presero a ritardare con i pagamenti (talvolta, a saltarli del tutto). E così l’allevatore accese il mutuo, ma poi la crisi e la pandemia si misero di mezzo, e pagare quel debito divenne sempre più un’impresa impossibile. Michele doveva 40mila euro a due società di recupero, il legale arrivò a un accordo con le imprese, offrendo la somma della vendita dell’azienda a rate mensili per bloccare l’asta. I creditori accettarono la proposta, ma Michele non riuscì a versare i primi acconti. E così la vendita non venne più annullata. Era fissata per il 16 gennaio, il 4 qualcuno si è fatto avanti e Michele non ha retto il colpo, si è impiccato in un capannone.

In ricordo dell’allevatore, sabato mattina a Laterza ci sarà una conferenza stampa organizzata dal Movimento Legalità, che si occupa di ascoltare agricoltori e allevatori in difficoltà.

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