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Brescia, dopo aver tentato di uccidere a martellate moglie e figlia, torna a vivere vicino alla famiglia

I familiari lo hanno perdonato: "È stato un gesto disperato"

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 21 Ott. 2019 alle 20:11
Immagine di copertina

Martellate a moglie e figlia, poi torna a vivere vicino alla famiglia: perdonato

A luglio aveva colpito a martellate la moglie mentre dormiva. Poi se l’era presa anche con la figlia, che aveva provato a difendere la madre. Giuseppe Vitali, agricoltore 59enne di Coccaglio (Brescia), in testa aveva un piano ben preciso. “Uccidere tutti, dare fuoco alla casa e poi togliermi la vita perché sono schiacciato dai debiti”, ha raccontato agli inquirenti.

Si era procurato tutto il necessario, dal martello fino alle taniche di benzina, che aveva riempito il pomeriggio e che i carabinieri avevano trovato in garage.

La sua strategia folle non si è completata per la prontezza di riflessi delle donne e per l’intervento del figlio maschio che, vivendo in un appartamento diverso seppur nello stesso immobile, ha sentito le urla e ha salvato la sua famiglia.

Il padre, dopo tre mesi in carcere, questo pomeriggio, 21 ottobre, è tornato a vivere vicino alle due donne che aveva ferito gravemente.

Oltre al perdono di moglie e figlia, ha incassato infatti anche il patteggiamento a quattro anni e sei mesi e ottenuto di uscire dal carcere dove si trovava dalla notte delle martellate. La famiglia dell’uomo ha infatti dato il proprio parere favorevole a far tornare a casa Giuseppe Vitali che in carcere è stato dichiarato capace di intendere e volere. Oggi e anche al momento del fatto.

Abiterà in un appartamento al pian terreno della palazzina quadrifamiliare, esattamente sotto casa delle vittime che potrà incontrare come e quando vuole.

“Solo un gesto disperato”

“Abbiamo capito subito che non era un uomo violento, ma solo un disperato che in quel gesto clamoroso aveva visto la via d’uscita dai suoi problemi”, spiegano le sue due avvocatesse Federica Turano e Francesca Flossi.

Vitali, alle prese con problemi economici legati a mancati accordi con alcuni parenti, agli inquirenti aveva raccontato: “Se mi fossi solo tolto la vita, i debiti sarebbero finiti sulle spalle di chi restava. Eliminando tutti, i problemi sarebbe definitivamente finiti”.

Nell’udienza davanti al gip che ha accolto il patteggiamento il 59enne ha pianto, così come tutta la sua famiglia presente in aula e che poco dopo lo ha aspettato fuori dal carcere per riportarlo a casa. “Moglie e figlia hanno capito fin da subito la situazione – dicono i difensori – e, una volta uscite dall’ospedale, erano andate in carcere a trovare il marito e padre verso il quale non hanno mai nutrito acredine”.

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