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Malore Edoardo Bove, parlano i soccorritori: “Dalla rianimazione in ambulanza all’arrivo in ospedale in 13 minuti”

Immagine di copertina
Credit: Edoardo Bove Instagram

Malore Bove, parlano i soccorritori: “Così lo abbiamo salvato”

Mentre le condizioni di salute di Edoardo Bove, il calciatore della Fiorentina che ha accusato un malore durante il match con l’Inter, fortunatamente migliorano, i soccorritori raccontano come sono riusciti a salvare la vita al giocatore.

Decisiva è stata la rapidità dell’intervento: in 13 minuti, infatti, il calciatore è stato soccorso prima in campo, poi stabilizzato in ambulanza e infine trasportato all’ospedale Carreggi dove è tuttora ricoverato nel reparto di terapia intensiva.

Giovanni Ghini, presidente della Fratellanza Militare, associazione di volontariato che domenica si occupava dell’emergenza sanitaria allo stadio per conto della Fiorentina, racconta a La Repubblica tutto ciò che è accaduto in quei minuti concitati.

“Abbiamo lavorato tranquilli, sapevamo cosa fare. Intorno erano tutti agitati sono passati 30 secondi dalla caduta del calciatore al nostro arrivo”.

Ghini, quindi, aggiunge: “Al Franchi avevamo due squadre, una con il medico e due soccorritori, l’altra con tre soccorritorio appena il dottore è arrivato ha preso i parametri vitali, valutato lo stato di coscienza, la respirazione e il battito cardiaco. Ha deciso immediatamente che era necessario partire subito per l’ospedale e in 4 minuti Edoardo era già in ambulanza”.

A Edoardo Bove è stato quindi applicato il defibrillatore semiautomatico: “Lo abbiamo rianimato, il defibrillatore semiautomatico si è attivato per ristabilire il giusto ritmo del cuore. Il trattamento è andato avanti per tutto il tragitto”.

Il cuore del calciatore torna a battere regolarmente e Bove respira autonomamente: dal soccorso in campo all’arrivo in ospedale sono passati 13 minuti.

“Non è frutto del caso ma della preparazione, che insegna anche a tenere a bada l’emotività – spiega ancora Ghini – Sarebbe necessario che tanti cittadini in più studiassero almeno le tecniche di soccorso di base, basta un corso di 4 ore”.

Giovanni Ghini, poi, spiega anche perché l’ambulanza non è entrata direttamente in campo: “Esiste un piano operativo di emergenza che prevede che l’ambulanza non entri in campo. In situazioni critiche bisogna evitare qualunque rischio di rallentamento e il mezzo a causa del peso può rimanere bloccato sull’erba”.

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