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Malika, il fratello: “I nostri genitori le hanno tolto la residenza e hanno fatto domanda per disconoscerla”

Immagine di copertina
Malika. Screenshot servizio di Fanpage

“I miei genitori le hanno tolto la residenza e hanno fatto domanda per disconoscerla. Io non prendo le parti di una persona che fa schifo“. Queste sono le sprezzanti parole di Samir, fratello di Malika Chalhy, la 22enne di Castelfiorentino cacciata di casa perché lesbica. Come ha raccontato per la prima volta nel servizio di Maria Elena Gottarelli su Fanpage, Malika è stata cacciata di casa dei genitori perché, in una lettera, aveva confessato di amare una donna. La madre, il padre e il fratello, da quel momento, hanno iniziato a minacciarla di morte e a riempirla di insulti violenti.

Ma non è finita qui per Malika. Nella puntata di ieri, martedì 13 aprile, “Le Iene” sono riuscite a mettersi in contatto con il fratello della 22enne, dopo aver tentato invano a parlare con i genitori. Samir, parlando al telefono, ha dichiarato: “Io non prendo le parti di una persona che fa schifo. Dammi una coltellata, rubami la roba in casa, io un domani ti riparlerò. Ma non mandarmi i carabinieri a casa – dice il fratello di Malika -. Ci doveva riflettere molto bene. Questa reazione da parte dei miei, lei la conosceva nei minimi dettagli. È una cosa che andrà avanti per anni. Ci vorranno anni prima di mettersi tutti e quattro a tavola e mangiare un boccone insieme. La prima cosa che mia mamma mi ha detto è stata “per la droga c’è la cura, per questo no”, loro la reputano proprio una malattia”.

Le hanno tolto la residenza e quindi lei è senza fissa dimora e in più è disconosciuta, come se la mia mamma non l’avesse mai partorita. La residenza gliel’hanno tolta tre giorni fa in Comune e per il disconoscimento hanno fatto la richiesta. Sicuramente non la cancellerò, i miei non lo so“.  Malika ha invece dichiarato: “Sono loro ad aver bisogno di aiuto. Non tornerei da loro, però li perdonerei“.

Leggi anche: “Cacciata di casa perché amo una donna. I miei genitori dicevano: meglio drogata che lesbica”. La tremenda storia di Malika

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