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Toscana, rarissimo caso di Lyssavirus: gatto muore dopo aver morso la padrona e altre 3 persone

Ad Arezzo un gatto è morto dopo aver morso la padrona e altre 3 persone. Risultato positivo al Lyssavirus, scatta la profilassi e si indaga sul vettore

Di Anna Ditta
Pubblicato il 29 Giu. 2020 alle 15:13
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Immagine di copertina

Un gatto risultato positivo al Lyssavirus, rarissimo agente patogeno della rabbia, è morto ad Arezzo dopo aver morso quattro persone: la padrona, due figli della donna e il veterinario che lo aveva preso in cura. Le persone sono state tutte sottoposte a profilassi dalla Asl, con terapie a base di immunoglobuline, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Al momento non hanno sintomi, ma si attendono analisi più approfondite per capire se sono state infettate dal virus. In caso positivo sarebbero i primi casi al mondo.

A isolare il Lyssavirus, un patogeno tipico dei pipistrelli e diverso dal virus della rabbia classica, sul campione di cervello di gatto, è stato il Centro di referenza nazionale per la Rabbia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, cui il campione era stato trasmesso dall’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana dopo la morte del felino. Prima di questo caso, questo specifico Lyssavirus era stato rinvenuto una sola volta, a livello mondiale, in un pipistrello del Caucaso nel 2002, senza che ne fosse mai stata confermata la capacità di infettare animali domestici o l’uomo.

Gatto positivo al Lyssavirus ad Arezzo: il caso

Il gatto infettato aveva avuto un repentino cambio di carattere: era diventato inquieto e poi aggressivo. Le indagini stanno provando a capire quale sia stato il vettore del Lyssavirus che ha infettato l’animale: l’ipotesi è che il felino sia stato morso da uno dei pipistrelli che vivevano nel giardino della proprietaria. Qui la donna aveva installato su un albero una batbox, ovvero una sorta di tana dove i pipistrelli vivono e grazie alla quale vengono utilizzati come insetticidi naturali. Nel giardino della donna vivevano anche due cani e una gattina con i suoi tre cuccioli, che ora sono stati affidati al servizio veterinario dell’Asl per le dovute analisi.

Il ministero della Salute ha fatto sapere che, sulla base dell’esperienza maturata da casi simili in altri Paesi, per virus analoghi, la capacità di trasmissione di questo virus dal serbatoio naturale ad un’altra specie rappresenta un evento estremamente limitato, a cui non fa seguito una diffusione epidemica. Al momento, non ci sono evidenze di trasmissione da animale a uomo. Gli approfondimenti dovuti alla novità del caso hanno determinato la costituzione presso il Ministro, di concerto con la Regione Toscana, di un gruppo tecnico scientifico che si è già riunito ieri, con la partecipazione di esperti e Istituzioni locali e nazionali.

L’Italia è ufficialmente indenne dalla rabbia, generalmente trasmessa dai carnivori domestici e selvatici, dal 2013. Gli ultimi casi segnalati nel nostro paese risalivano al 2008 e al 2011 ed erano stati riscontrati nella volpe rossa. Il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, ha emesso intanto due ordinanze “contingibili e urgenti” in via cautelativa, limitando con delle restrizioni la circolazione dei cani: i padroni dovranno farli circolare sempre al guinzaglio. I cani randagi o fuggiti dai proprietari resteranno per sei mesi in osservazione. Inoltre, i proprietari dovranno segnalare l’eventuale fuga dei propri animali o il manifestarsi in loro di qualsiasi sintomo, tra cui il cambiamento d’indole, la tendenza a mordere, le manifestazioni di paralisi o impossibilità della deglutizione.

I veterinari: “Niente allarmismo”

Il presidente dell’Anmvi, l’associazione nazionale medici veterinari, Marco Melosi, ha detto che il rarissimo caso di Encefalite da Lyssavirus in un gatto, è “un caso di efficiente sorveglianza veterinaria non di allarmismo”. Il conseguente intervento delle autorità di sanità pubblica veterinaria (Asl, IZS e Ministero della Salute) “è il risultato di un circuito virtuoso”, spiega Melosi, “innescato dalla sorveglianza veterinaria di primo livello che si fa nelle strutture veterinarie italiane ogni giorno”. “Il caso”, ha aggiunto, “deve incoraggiare tutti i proprietari a far visitare regolarmente i propri cani e gatti e a valutare insieme al proprio medico veterinario anche le condizioni ambientali in cui vivono. Farlo è un gesto di responsabilità anche verso la salute collettiva”.

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