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Home » Cronaca

Lettera di uno studente 16enne: “L’Europa può giocare un ruolo cruciale nel mondo, ma ormai abbiamo smesso di crederci”

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Pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione da Flavio Maria Coticoni, studente di 16 anni

Lettera di un lettore di TPI alla redazione:

Ho 16 anni e le scrivo per constatare la situazione umiliante e svilente nella quale si trova la nostra Europa, che sembra aver perso qualsiasi potere d’indipendenza politica e decisionale. Essere europei potrebbe essere una fortuna inestimabile visto che qui è nata l’arte della politica intesa come possibilità di migliorare se stessi e la propria società attraverso la mediazione e la neutralità, che oggi si sono invece convertite nel totale assoggettamento agli Usa per quel che riguarda il futuro del nostro mondo.

Ci ritroviamo “ostaggi” di paesi a cui noi stessi abbiamo dato una storia e un’identità, e che ora non ci consentono più di essere indipendenti, illuminanti ed equilibratori a livello politico e in ottica futura.

In qualità di giovane cittadino non mi sento affatto fiero di essere europeo se la UE continua sempre più ad assomigliare a una sorta di stato federale degli Usa, indipendente solo nel prendere le piccole decisioni di carattere economico e burocratico. Se oggi dovessi definire l’Unione Europea attribuendole dei precisi valori identificativi ed unitari, non ne sarei capace.

L’Europa ha certamente la virtù di non aver più scatenato nessuna guerra, proprio il fine per cui è nata secondo i princìpi pacifici in cui Altiero Spinelli e gli altri fondatori credettero fortemente. Non ci rendiamo però conto che, asservendoci agli Stati Uniti, anche noi siamo in parte fomentatori responsabili delle guerre recenti, a partire da quella in Ucraina dove è sicuramente giusto condannare Putin, ma sarebbe altrettanto utile e responsabile cercare una mediazione tra le parti: esattamente quello che non vogliono fare i nostri alleati americani, visto che la guerra indebolisce quasi tutti tranne loro.

Insomma, noi europei non sappiamo davvero più chi siamo: abbiamo smesso di credere in noi stessi e nel ruolo cruciale che possiamo giocare all’interno di questo pianeta martoriato dalla violenza, polarizzato dall’ideologia, e forse anche accecato dalla propaganda infinita.

Bisogna invertire la rotta, ma forse ormai è davvero troppo tardi. Dal canto mio, avendo solo sedici anni, non smetterò mai di credere che un’identità europea esista e che vada ricercata dentro noi stessi per poi essere messa a disposizione della collettività.

Flavio Maria Coticoni

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