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Home » Cronaca

La madre di un ragazzo omosessuale scrive al consigliere che definisce i gay “merde”

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"Quelli che chiama schifosi, sono i nostri figli"

La madre di un ragazzo gay scrive una lettera al consigliere omofobo di Vercelli

“E questi schifosi continuano imperterriti. Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili”, è il post con cui l’ex vicepresidente del Consiglio comunale di Vercelli, Giuseppe Cannata, ha scatenato la bufera che ha portato alle sue dimissioni, e che ha spinto la madre di un ragazzo gay a indirizzare al consigliere una lettera.

Il messaggio di odio condiviso su Facebook da Cannata è arrivato in procura, dove la magistratura ha aperto un fascicolo per istigazione a delinquere aggravata dall’aver usato strumenti informatici e telematici per commettere il reato. In consiglio comunale, il politico si è presentato con il vangelo, rifiutandosi di dare le sue dimissioni da vicepresidente, come richiesto da gran parte dell’aula.

Alla fine della seduta, dopo l’elezione di un nuovo vicepresidente, Cannata è stato costretto a tornare tra i banchi dei consiglieri.

Dopo l’episodio, la madre di un ragazzo omosessuale, Lorenzina Opezzo, ha scritto una toccante lettera indirizzata al consigliere e pubblicata sul sito di cronaca locale Infovercelli.

Nella lettera la madre addolorata critica Cannata per il gesto e le pericolose offese rivolte al pubblico omosessuale.

“Egregio Dottor Cannata, Lei è naturalmente libero di fare del suo tempo ciò che vuole. E’ anche libero di battersi per chi vuole ma non è libero di insultare”

Merde, feccia, si può scrivere sul proprio diario personale o dire tra quattro amici al bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro genitori”, scrive la donna.

“Madri e padri di coloro che Lei definisce merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per usare il termine che lei predilige. Ecco, noi genitori di queste “merde” abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di famiglia, problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. Alcuni, non così di rado, nel sentirsi messi alla gogna e considerati fallati da gente come lei, non hanno strumenti per reagire e spesso scelgono un’altra soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle. Stupisce che Lei non capisca”, continua Opezzo.

La mia vita non subirà scossoni per quel che lei scrive“, conclude.

“A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e l’animo umano e le auguro di vivere più serenamente la sua età e di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo”.

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