Le indagini sulla morte del piccolo Leonardo Russo a Novara, le foto dell’orrore

Il bambino ritratto con lividi e ferite

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 10:59
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Immagine di copertina
Il piccolo Leonardo Russo con i genitori

Leonardo Russo di Novara, indagini sulla morte

Non è stato un fatto isolato. Le indagini sulla morte del piccolo Leonardo Russo, il bambino di venti mesi morto a Novara lo scorso 23 maggio, proseguono e stanno portando verso scenari inquietanti.

Analizzando le foto ritrovate sui telefonini dei genitori, Gaia Russo e il compagno Nicholas Musi, gli inquirenti hanno capito che le botte e i maltrattamenti sul piccolo duravano da tempo.

Almeno da un mese, ma anche da più tempo.

Il piccolo, infatti, è ritratto in molti scatti di famiglia con lividi e ferite. Magari mentre gioca o mangia o fa una passeggiata, ma con un occhio nero, un livido in fronte o altri tipi di segni sulla pelle.

Botte e maltrattamenti sul bambino

La Procura ha sequestrato tutto il materiale fotografico perché si tratta di prove decisive per rendere giustizia al piccolo Leonardo.

Inizialmente, la madre del bambino aveva fatto credere ai soccorritori del 118 che Leonardo fosse caduto dal lettino. Ma questa versione non ha convinto sin dall’inizio gli inquirenti.

Qualche tempo prima, Leonardo Russo era stato portato in ospedale, sempre dai genitori, perché – avevano raccontato ai medici – era stato morso da un cane. Oggi, alla luce delle indagini, sta diventando ogni giorno più evidente che il piccolo era sottoposto regolarmente a violenze e maltrattamenti.

Genitori indagati per omicidio volontario

La madre e il suo compagno sono indagati per omicidio volontario pluriaggravato. A provocare la morte del bambino, secondo l’autopsia, è stato un violento colpo all’addome, con conseguente emorragia al fegato. Il bambino sarebbe morto in meno di mezzora.

Gli inquirenti hanno immediatamente sospettato dei genitori, anche perché il corpo di Leonardo Russo era “martoriato con lesioni multiple”.

Già le prime indagini della Procura di Novara hanno dimostrato che Nicholas Musi, il compagno della madre, aveva assunto cocaina. Sull’uomo pendeva una richiesta di sorveglianza speciale per vicende precedenti di lesioni personali e violenza sessuale.

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