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Roma, l’Accademia delle arti e nuove tecnologie accoglie gli studenti di Leopoli: “Sogniamo di poter tornare in Ucraina”

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Olha ha 21 anni, è nata a Kryvyi Rih, una delle città più grandi dell’Ucraina, e sogna di diventare una web designer. Stava per finire l’ultimo anno di Università all’Accademia nazionale di Leopoli quando Putin ha comandato l’operazione militare nel suo Paese. Oggi, un mese dopo, si trova in Italia: completerà gli studi all’Accademia nazionale delle arti e delle nuove tecnologie di Roma (Aant) insieme ad altri cinque ucraini grazie a un accordo che i due istituti hanno stipulato subito dopo l’esplosione del conflitto, che prevede l’accoglienza di sei studenti a semestre per tre anni.

“Ho mandato una mail e un’ora dopo ho scoperto di essere stata accettata in Italia. Sono partita con un aereo da Cracovia. È stato tutto così veloce..”, racconta Olha a TPI con la voce ancora incredula poco prima di iniziare la lezione di “motion”, una disciplina che insegna a curare l’interfaccia di app e siti. Un docente affiancherà l’insegnante di ruolo con le traduzioni in inglese, anche se Olha non lo conosce ancora benissimo. Prima che iniziasse la guerra, quando a Leopoli la vita trascorreva normalmente, aveva considerato di vivere un’esperienza all’estero, ma mai avrebbe immaginato di finire in Italia. “Pensavo più alla Germania, o alla Polonia, Roma era troppo lontana“, spiega. Ora la città le piace. “Sono tutti gentili e disponibili. Insegnanti, compagni, tutti fantastici”, racconta. Ma al cibo italiano, alla pasta e alla pizza preferisce patate, riso e “piatti leggeri“.

Come lei altri 300 studenti dell’accademia di Leopoli hanno lasciato il Paese per continuare il percorso di studi fuori dall’Ucraina, grazie ad accordi stipulati con diverse accademie europee. L’obiettivo è quello di dare continuità al loro percorso di studi e trasmettere la sensazione che, nonostante la guerra, non sia tutto perso. “A parte il piano di studi strutturato per la loro integrazione, gli allievi ucraini avranno la possibilità di frequentare tutte le attività che ci sono giornalmente e anche altre lezioni, e tutti i crediti verranno riconosciuti in Ucraina”, spiega la direttrice dell’Aant, Rossana Quarta.

Quando ha incontrato Olha per la prima volta le si è stretto il cuore. “L’ho vista con solo uno zaino in spalla, tutta la sua vita era lì”, ricorda. Ed è pensando agli studenti come lei che ha elaborato il progetto di accoglienza insieme alla responsabile del settore internazionalizzazione dell’Aant, Gianna Angelini. “Appena scoppiata la guerra ci siamo interrogati su cosa fosse più utile fare, di raccolte fondi ce n’erano già abbastanza. Abbiamo pensato di poter essere utili per non far perdere a questi ragazzi un anno di studi e quindi dar loro la possibilità di finirli in un ambiente sicuro. Così abbiamo fatto questa scelta folle – continua Quarta – pensando a come si sarebbero sentiti i nostri studenti se fossero stati costretti a lasciare tutto a causa delle bombe”.

Olha a Roma non sente il rumore delle bombe, ma sa che continuano a cadere a pochi chilometri dalla sua città natale, che si trova tra Kkharkiv e Mariupol, dove vive tutta la sua famiglia e i suoi amici. “Non vedo i combattimenti ma quando leggo le notizie non credo ai miei occhi, non posso credere a questa situazione. Ieri i miei amici che lavorano come medici volontari mi hanno detto che sono riusciti a dormire per la prima volta in un mese per nove ore di seguito perché non sono stati svegliati dal rumore degli aerei, è una cosa ce non riesco ancora comprendere”, dice arrabbiata. Anche sua madre, dopo averla accompagnata in Polonia, è tornata indietro, a Kryvyi Rih, per stare con i suoi genitori. Ma questo Olha non lo accetta. “Non capisco, è pericoloso”.

Lei invece ha preso un volo per Palermo. Dalla Sicilia è arrivata a Roma, dove all’aeroporto l’hanno accolta i docenti dell’accademia. Adesso alloggia in un dormitorio messo a disposizione dalla comunità di Sant’Egidio, e dice di avere tutto quello che le serve. “Non è stato facile dal punto di vista pratico trovare un’accoglienza degna anche se all’inizio c’è stata una gara di solidarietà tra studenti per dar loro la primissima accoglienza. Poi abbiamo trovato una sistemazione più stabile, in uno studentato, la condizione giusta per chi deve continuare a studiare. Passano la giornata lì, in accademia, oppure nella scuola dove studiano italiano”, spiega Quarta.

Il programma prevede che gli studenti ucraini frequentino anche un corso d’italiano tre volte a settimana grazie a un accordo con il centro linguistico italiano Dante Alighieri. Oltre a Olha la scuola ha già accolto un’altra ragazza di 19 anni iscritta al primo anno, Masha, e si prepara ad aprire le porte ad altri due alunni dell’accademia di Kharkiv. Uno è un ragazzo di 17 anni che è riuscito, per la giovane età, ad uscire dal Paese nonostante la leva obbligatoria per gli uomini. I suoi genitori però sono rimasti in Ucraina. Anche Olha un giorno vuole tornare a Leopoli, che non avrebbe mai lasciato se non fosse stato per l’emergenza. “È bello viaggiare ma io amo l’Ucraina. Ci sono designer, architetti, è un posto per tutti gli ucraini. C’è la mia famiglia, e io voglio lavorare lì: è il mio Paese”.

 

 

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