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“Farei di tutto per rivedere papà un’ultima volta”: Gianni ricorda suo padre, morto di Covid

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 19 Mar. 2021 alle 10:12 Aggiornato il 19 Mar. 2021 alle 10:25
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Immagine di copertina
Credit: Gianni Zampino

Gianni Zampino, 41enne di Torino, a marzo 2020 ha contratto il Coronavirus che lo ha costretto a un ricovero in ospedale nel reparto di terapia intensiva per 10 giorni (qui avevamo raccontato la sua storia). Anche il padre di Gianni, Antonio Zampino, contrasse il virus e il 7 marzo fu ricoverato in ospedale. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente, fino al decesso, avvenuto due giorni dopo.

“Se potessi tornare indietro forse non porterei mio padre in ospedale. Papà è morto così, da solo, senza un ultimo saluto. In quei reparti non puoi sentire o vedere nessuno. Ho il rammarico di non aver preso il suo telefonino quel giorno, questo mi ha devastato perché è morto da solo. La famiglia quando sei in terapia intensiva è importantissima, si muore di solitudine e di depressione. Penso a lui ogni giorno, sono tornata a vivere con lui dopo la scomparsa di mia madre, ho cercato di proteggerlo in tutti i modi e a volte mi arrabbio con me stesso ripensando a quel 7 marzo 2020, quando l’ho salutato mentre lo portavano in ospedale. Mio padre è morto il 9 marzo, l’ho appreso con un freddo messaggio”, racconta Gianni a TPI, visibilmente commosso.

“Ancora oggi non me ne faccio una ragione. Abito nella casa dove ero tornato a vivere con lui, la camera da letto è rimasta com’era. Avevamo un rapporto fortissimo. Non poterlo salutare, non poter fare un funerale degno dell’uomo che era mi fa sentire rabbia. Non ho potuto dargli un ultimo abbraccio. Mi chiedo cosa avrà provato in quei momenti, non aveva un telefonino, stava da solo, non poteva mettersi in contatto con nessuno. Farei di tutto per vederlo un’ultima volta, vorrei ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per me. È stato un grande uomo e un grande esempio, so che è fiero di me e sono fiero del padre che ho avuto. Vorrei dirgli semplicemente ‘grazie'” prosegue Gianni che ricorda anche la storia di suo papà emigrante.

“Mio padre faceva il muratore, è arrivato a Torino nel ’77, forse non aveva nemmeno una valigia. Lavorava sempre, ha cresciuto tre figli. Non ci è mai mancata la serenità o l’amore, un uomo di altri tempi. È salito prima da solo, poi è arrivata mamma. Con tanti sacrifici è riuscito dopo anni a comprare una casa al mare, da operaio per lui la casa a mare era un sogno che si realizzava e ogni volta che ci andava era molto contento. Nel 2019 sono riuscito a portarlo un mese lì, menomale, perché poi è finito tutto. Oggi penso a chi ha perso i propri cari, a chi li ha in ospedale, posso capire la loro sensazione di impotenza e di frustrazione e vorrei dire loro di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per mettersi in comunicazione con loro.

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