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Tre miliardi per salvare Alitalia e la metà per la Scuola: l’Italia è l’ultima della classe per spesa nell’istruzione

Pochi fondi, prof precari e niente concorsi: il governo non ha un piano per far ripartire la scuola

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 17 Giu. 2020 alle 13:30 Aggiornato il 17 Giu. 2020 alle 13:43
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Immagine di copertina
Alunni con la mascherina Credits: ANSA

Mentre 500mila maturandi hanno iniziato oggi l’esame con la mascherina e il plexiglas, mancano meno di tre mesi alla riapertura delle scuole a settembre e ancora nulla di concreto è stato fatto per rispettare il diritto costituzionale allo studio di otto milioni di studenti e quello al lavoro di centinaia di migliaia di insegnanti e personale precario. Nel “Decreto rilancio” il governo ha stanziato 1 miliardo e 400 milioni, una cifra che serve a tamponare l’emergenza dopo l’interruzione delle lezioni il 6 marzo scorso, ma è inadeguata per dimezzare le famose “classi pollaio”, aumentare i docenti, recuperare gli oltre otto miliardi di tagli Gelmini-Tremonti-Berlusconi mai più rifinanziati dal 2008 e le oltre 100 mila cattedre da allora dissolte.

3 miliardi a Alitalia, alla scuola la metà

Proprio per mancanza di soldi destinati alla Scuola, lo scorso anno si è dimesso il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. L’economista Cinque Stelle aveva chiesto – e mai ottenuto – 3 miliardi di finanziamento strutturale, secondo lui fondamentali per far ripartire l’educazione italiana. Beh, la cifra stanziata dal Decreto Rilancio è esattamente la metà di quella messa in campo da palazzo Chigi per Alitalia. Per salvare la compagnia aerea ci sono infatti voluti 3 miliardi.

E se c’era la speranza che la Scuola fosse uno degli argomenti al centro degli Stati Generali a Villa Pamphili, non è stato così. Il consulente a capo della task force Vittorio Colao ha infatti presentato 102 proposte per far ripartire l’economia, ma neanche una per far ripartire la scuola, che è l’unico settore rimasto senza un protocollo.

Concorsone e altri problemi

I problemi non sono pochi. Fra questi, il concorsone per i docenti da realizzare, forse, in autunno che non sfiora nemmeno l’enormità delle cattedre scoperte a settembre. E sono stati persi tre mesi preziosi per ripensare un mondo di milioni di persone abbandonate davanti agli schermi della didattica online.

Per tutti questi motivi, sono molti gli scioperi hanno accompagnato gli ultimi giorni di scuola, che chiedono “Priorità all’istruzione”. Intanto, in vista delle trattative sui finanziamenti del Recovery Fund della Commissione Ue, la scuola ha presentato le sue richieste. “Se vogliamo riaprire seriamente bisogna prevedere un investimento di un punto percentuale di Pil, servono almeno 36 miliardi”, sostiene il segretario Flc Cgil. Questa va letta come l’anticipazione del conflitto che potrà aprirsi da settembre.

L’Italia è l’ultima della classe per spesa nell’istruzione

Non c’è da stupirsi che i fondi non siano sufficienti, visto che siamo gli ultimi della classe in Europa in termini di spesa per l’Istruzione. Il nostro paese spende 67,4 miliardi di euro, pari al 4,1 per cento del Pil e all’8,1 per cento della spesa pubblica, per l’educazione dei suoi cittadini. Mentre in Germania per esempio si spende il 4,5 per cento del Pil e il 10,3 per cento della spesa pubblica nel settore dell’istruzione, in Francia 5,5, e 9,7, in Inghilterra 5,7 e 13,1, in Spagna 4,2 e 9,5. A prestare meno attenzione all’educazione dei propri cittadini rispetto all’Italia è solo la Grecia e alcuni dei paesi dell’Est Europa.

La didattica online ha peggiorato la situazione

I dati sono preoccupanti. Tra le ferite aperte, oltretutto, ci sono gli abbandoni scolastici dei giovani dai 18 ai 24 anni: negli ultimi anni la quota è superiore di 4 punti percentuale alla media Ue (14 per cento contro il 10,6 per cento). Ma a preoccupare maggiormente sono il numero degli studenti che conseguono un diploma d’istruzione terziaria, il 26,9 per cento contro una media europea del 39,9 per cento.

E la didattica a distanza non ha fatto che moltiplicare le diseguaglianze. Il 30 per cento degli alunni hanno abbandonato gli studi per colpa della mancanza di strumenti tecnologici: si è andata così aggravando una povertà educativa che secondo l’Istat ha ormai superato i 2 milioni di minori.

La Scuola, come una compagnia aerea, ha bisogno di investimenti per decollare. E da questo dipende l’educazione delle nuove generazioni che prenderanno in mano questo paese.

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