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Tamponi pre-ricoveri e accessi separati: ecco la Fase 2 in ospedale

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 7 Mag. 2020 alle 10:31
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Immagine di copertina
Medici davanti al triage Credits: ANSA

Fase 2 ospedale: tamponi pre-ricoveri e accessi separati

La Fase 2 è entrata in vigore e ora si pensa alla riapertura degli ospedali, anche di quelli lombardi. La questione è delicata, soprattutto perché si è visto come le strutture ospedaliere in molti casi abbiano fatto da volano per la diffusione del virus, come abbiamo raccontato in questa inchiesta sull’ospedale di Alzano Lombardo. La corsa all’ospedalizzazione è stata certamente un errore, così come la pressoché totale carenza di medicina territoriale ha portato in pronto soccorso pazienti ormai in fin di vita.

Esiste però un documento, pubblicato dal Fatto Quotidiano, che raccoglie le misure di sicurezza che verranno messe in atto per riaprire gli ospedali. “In questa nuova fase – si legge nella bozza – è necessario riorganizzare radicalmente l’attività ospedaliera sia per quanto attiene le attività programmate che per quelle urgenti”. Per questo “l’accesso alle strutture sanitarie deve avvenire seguendo le misure di regolamentazione che comprendono la limitazione degli accessi ai casi di reale necessità e il distanziamento sociale”. E ancora: “In tutti gli spazi e i locali delle strutture sanitarie devono essere assicurate le condizioni per mantenere una distanza fra le persone di almeno un metro, specie negli spazi comuni, che comprendono: sale d’attesa dei vari reparti, corridoi, le zone ristoro, i servizi igienici, gli spazi di attesa esterni aperti”.

Con l’attenuarsi dell’emergenza si immagina un incremento degli accessi no-Covid anche in pronto soccorso. Per questo “si raccomanda di prevedere strategie flessibili nell’utilizzo dei locali dei PS al fine di continuare l’azione di contenimento del contagio”. Per questo “è indispensabile che all’interno dei Pronto Soccorso siano mantenuti distinti e funzionalmente separati i percorsi di gestione e cura dei pazienti con e senza sintomi sospetti Covid-19 al fine di ridurre al minimo le possibilità di contagio”. Chiunque arrivi al pronto soccorso sarà sottoposto a un pre-triage per scremare i pazienti con sintomi Covid che saranno così avviati su un percorso speciale. Secondo la task force regionale “è di fondamentale importanza il riconoscimento e l’intercettazione dei sintomi sospetti per Covid-19 e l’individuazione precoce degli utenti con alto rischio di sviluppare nel breve periodo un quadro clinico di insufficienza respiratoria acuta”.

L’obiettivo è quello di riportare l’attività di ricovero a un 70 per cento rispetto alla situazione pre-Covid. Questo riguarderà pazienti che “necessitano di prestazioni non rinviabili oltre i 60 giorni di attesa”. Dopo il 20 febbraio, l’attività si è ridotta al 30 per cento. Qui l’attenzione deve essere massima e bisogna evitare di ricoverare sospetti Covid in reparti normali. Per questo le linee guida prevedono: anamnesi mirata per valutare manifestazioni sospette sia nei pazienti sia nei familiari. Esecuzione del tampone non oltre 3 giorni prima dell’ingresso in ospedale e “qualora il tampone risulti positivo, il ricovero andrà evitato a meno della presenza di criticità cliniche non rinviabili, valutate dal medico della struttura”.

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