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Dibba, Che Guevara in versione discount, sapessi quanto siamo annoiati noi da te

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 5 Lug. 2019 alle 19:09 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:27
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Immagine di copertina

Dibba annoiato ong | Dice Di Battista che è “annoiato dalle ONG” e assicura, dall’alto della sua saccenza spacciata per simpatica umiltà, che presto se ne stancheranno anche gli italiani.

Quante e quali sono e cosa stanno facendo le ong ancora attive nel Mediterraneo

Poi, siccome Dibba è un uomo specializzato nel seguire gli stomaci fingendo di avere idee sue, ha cominciato anche a parlare di giusta difesa dei confini e di tutta la melma salviniana di questi tempi, appiattendosi alla solita retorica ma fingendo di essere diverso per tenersi pronto per le prossime elezioni.

E chissà che Dibba non si renda conto di quanto siamo annoiati noi di lui, delle sue chiacchiere in libertà che un giorno attaccano i suoi amici del Movimento 5 Stelle per provare a recuperare qualche deluso, che il giorno dopo s’accapiglia con Salvini per tentare di apparire come un Che Guevara in versione discount, poi si ingegna per dirci che la politica l’ha stancato e ci avvisa di voler fare giornalismo, poi fallisce con il giornalismo e ci comunica (bontà sua) di volere diventare falegname, poi scrive un libro e torna ad attaccare il M5S ma ovviamente è stato frainteso (fraintendere un libro, del reso, è cosa facilissima) e infine ritorna sulle posizioni del capitano leghista rendendoci partecipi della sua noia per le vite perse in mare e per il dibattito in corso (che non è sulle ONG ma sul dovere di salvare vite, anche se lui non se n’è accorto).

Di Battista è il sotto vuoto spinto della politica elevato all’ennesima potenza: è l’uomo che non si sporca le mani ma sa sempre cosa dovrebbero fare (gli altri) senza dirci mai come lo farebbe lui. Vorrebbe essere uno statista ma al di là della noia non ci dice concretamente come risolverebbe le questioni (e facciamo che non vale il generico aiutiamoli a casa loro, eh) e sfrutta la comoda posizione dell’analista politico però non lasciando perdere la politica.

Il tema fondamentale, che a Di Battista sfugge, è che il fenomeno delle migrazioni è uno dei fenomeni più complessi di questi anni e ha bisogno di spessore e complessità per essere affrontato, analizzato e eventualmente risolto.

Ci sono dentro tutti gli ultimi anni di storia e di relazioni politiche internazionali, nonché lo sfruttamento che l’Europa ha usato sull’Africa regalandola di fatto lì dov’è ora. Non ci si può permettere di sopportare di avere al governo i mediocri banalizzati che abbiamo (i due vicepremier in testa, nonché il governo precedente): figuriamoci se possiamo permetterci di immaginare che il nuovo sia un ragazzetto che vive di slogan e di noia. Caro Dibba, anche noi ci stiamo annoiando. Di te.

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