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Covid, 5 Regioni hanno fornito dati “anomali e incompleti”: partono le indagini

Di Anna Ditta
Pubblicato il 9 Nov. 2020 alle 09:20 Aggiornato il 9 Nov. 2020 alle 11:42
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Immagine di copertina
Lungomare di Napoli, 8 novembre 2020. Credit: ANSA / CESARE ABBATE

La riunione della Cabina di regia che effettua il monitoraggio sui contagi da Covid-19 nelle Regioni, è slittata per la seconda volta e si terrà nelle prossime ore. A costringere al rinvio dell’incontro, inizialmente previsto per sabato, poi spostato a ieri e infine a questa mattina, è la presenza di alcune anomalie nei dati regionali, di cui oggi danno conto varie testate, tra cui il Corriere della Sera e Repubblica.

Il governo, per il momento, sembra aver acconsentito alla richiesta di proroga per dare modo ai territori di far arrivare tutti i dati necessari, ma a un certo punto dovrà arrivare il momento delle scelte. La situazione di tutto il paese, infatti, diventa sempre più critica, tanto che ieri la Fnomceo, Federazione degli ordini dei medici, ieri ha chiesto il lockdown per tutto il territorio nazionale.

A cosa servono i dati

Il monitoraggio della Cabina di regia un passaggio necessario per la loro collocazione in una delle tre fasce di rischio previste dall’ultimo Dpcm. L’organismo è chiamato a esprimere le sue valutazioni sulla base dei 21 indicatori usati come parametri per decidere la collocazione di una Regione in fascia gialla, arancione o rossa (qui le Regioni in bilico).

Finora le Regioni avevano comunicato settimanalmente i dati dalla domenica al mercoledì e la riunione dei tecnici si svolge il giovedì o il venerdì. Ma con la divisione dell’Italia in tre fasce di rischio (zone rosse, arancioni e gialle) questi dati assumono un’altra valenza, perché determinano quali restrizioni anti-contagio saranno imposte nella Regione in questione.

Covid, dati regionali “anomali o incompleti”

Ma quali sono le anomalie sui dati regionali Covid che hanno portato al rinvio della riunione? Alcuni assessorati alla Salute regionali hanno inviato i numeri relativi agli indicatori incompleti oppure anomali. In molti casi il problema delle Regioni è proprio l’incapacità di raccogliere i numeri, con le conseguenze che questo comporta nella lotta alla pandemia. In Campania, la scorsa settimana collocata a sorpresa in zona gialla, i numeri sono troppo buoni considerando la situazione sanitaria nella Regione, che aveva spinto il governatore Vincenzo De Luca a chiedere misure più dure. Per il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, “proclamare la Campania zona rossa è una decisione purtroppo inevitabile, anzi è una decisione tardiva”.

Secondo il rapporto dell’Iss citato da Giornalettismo, sono 5 le Regioni che hanno inviato una serie di dati incompleti e non sufficienti per l’analisi CampaniaLiguriaBasilicataAbruzzo e Veneto. In alcune di queste regioni sono partite le indagini delle procure “per le eccessive oscillazioni dei dati dell’ultimo minuto forniti al governo per quanto riguarda la situazione delle terapie intensive”.

Se l’inchiesta è ufficialmente in corso in Liguria, la procura di Napoli ha smentito: “In relazione alle notizie di stampa secondo le quali sarebbero state avviate indagini preliminari sul ipotizzata falsità di dati sanitari rilevanti per la gestione dell’emergenza epidemiologica in Campania, si sottolinea che nessuna iniziativa è stata assunta né tantomeno annunciata da quest’ufficio chiuse”, ha scritto in una nota il procuratore capo di Napoli, Giovanni Melillo.

Il ministro alla Salute, Roberto Speranza ieri ha avvertito: “C’è un rapporto serio tra le istituzioni e sarebbe un reato grave dare dei dati falsi”. E ha aggiunto: “Io sono il ministro della Salute e non ho paura di firmare ordinanze pesanti se sarà utile al Paese. È un lavoro nobile, non un lavoro sporco”. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia chiede di rispettare il sistema di monitoraggio, che è in vigore da 24 settimane ed è condiviso: “Dobbiamo credere nel rigore e nell’attenzione di coloro che ogni settimana ci rappresentano i dati. La politica deve prendere decisioni spesso scomode”.

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