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Covid, allarme per la variante Delta: casi aumentati del 61% in una settimana

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Medico in un hub Covid-19. Credit: Ansa

Covid, allarme per la variante Delta: casi aumentati del 61% in una settimana

I casi di nuovo coronavirus sono aumentati del 61,4 percento nell’ultima settimana, a causa della diffusione della variante Delta. Lo afferma la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio indipendente relativo alla settimana terminata il 13 luglio, osservando che l’aumento dei nuovi casi, sottostimato dal calo dei tamponi nello stesso periodo di tempo, si è accompagnato a una forte riduzione di decessi, ricoveri e pazienti in terapia intensiva, rispettivamente scesi del 35,8, 11,3 e 16 percento. A eccezione di Basilicata e Valle D’Aosta, l’aumento di nuovi casi (arrivati a 8.989, dai 5.571 della settimana dal 30 giugno al 6 luglio) è stato rilevato in tutte le regioni.

La Fondazione ha anche rilevato un forte calo delle prime dosi somministrate, scese addirittura del 73 percento, mentre la percentuale di prime dosi sul totale dei vaccini somministrati è diminuita per la quarta settimana consecutiva. La riduzione è dovuta al calo delle consegne dei vaccini e dell’impiego dei vaccini a vettore adenovirale, come quello di AstraZeneca, oltre all’esitazione vaccinale tra le persone di età superiore a 50 anni, con 2,2 milioni di over 60 che ancora non hanno ricevuto una dose di vaccino.

L’incertezza nelle forniture ha anche spinto le autorità ad accantonare un alto numero di dosi per somministrare i richiami, riducendo la disponibilità di vaccini per le prime dosi. Escludendo i vaccini a vettore adenovirale, a cui le regioni stanno progressivamente rinunciando, e dopo l’insuccesso della sperimentazione del vaccino della tedesca CureVac, secondo la Fondazione nel terzo trimestre di quest’anno l’Italia potrà contare su 45,5 milioni di vaccini a Rna messaggero (mRna), la metà di quanto preventivato.

I dati mostrano anche un nuovo calo dei tamponi, diminuiti del 4,6 percento dopo che erano tornati a crescere nella settimana tra il 30 giugno e il 6 luglio, in cui erano aumentati del 15,5 percento. Dall’inizio di maggio il numero di persone testate ogni settimana si è ridotto del 56,3 percento, passando da 662.549 a 289.869. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha dichiarato che la continua riduzione dei test “rende impossibile un tracciamento adeguato dei contatti”. Cartabellotta ha anche sostenuto che a scoraggiare la somministrazione dei tamponi potrebbero essere i criteri decisi dal governo per assegnare le fasce di rischio alle regioni.

Secondo la Fondazione, l’aumento dei contagi causerà un aumento di ospedalizzazioni e decessi rispettivamente tra almeno 2 e 4 settimane, con un impatto che, grazie ai vaccini, sarà inferiore rispetto alle ondate precedenti.

Commentando i dati, Cartabellotta ha dichiarato che “la strategia attendista” scelta dal governo per affrontare la variante Delta “non ha funzionato”, chiedendo di accelerare la vaccinazione di persone di età superiore a 60 anni e dei fragili. Cartabellotta ha definito auspicabile ma “poco applicabile” l’adozione di restrizioni come quelle annunciate negli scorsi giorni in Francia, dove non sarà consentito l’accesso a bar, ristoranti e altre attività senza un “pass sanitario”, rilasciato a persone vaccinate, guarite da Covid-19 o sottoposte a tampone.

“L’indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni genera un rischio di discriminazione”, ha detto, aggiungendo che sarebbero necessari “controlli serrati e sistematici” e che manca una legge sull’obbligo vaccinale per chi svolge mansioni a contatto col pubblico.

Per il prossimo anno scolastico, secondo Cartabellotta, ci sarà un “rischio concreto” di dover ricorrere nuovamente alla didattica a distanza, dato che il 75 percento circa dei ragazzi di età compresa tra 12 e 19 anni e il 14,8 percento di chi lavora nella scuola non ha ancora ricevuto la prima dose del vaccino.

Secondo i dati parziali della banca internazionale Gisaid, in cui sono raccolte le sequenze genetiche dei campioni di nuovo coronavirus provenienti da tutto il mondo, la variante Delta del nuovo coronavirus è da poco diventata dominante in Italia, superando la la cosiddetta variante Alfa.

La variante, identificata per la prima volta in India, è diventata in poco tempo dominante in almeno 32 degli oltre 100 paesi in cui è presente, grazie alla sua maggiore capacità di trasmissione. In sei paesi la variante rappresenta il 100 percento dei nuovi casi e in altri sette più del 95 percento di essi. La variante è del 60 percento più efficace nel trasmettersi rispetto alla Alfa, identificata per la prima volta in Inghilterra.

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