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Covid, l’allarme della Fondazione Gimbe: “Nell’ultima settimana +26% di ricoveri e +41% di terapie intensive”

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Coronavirus, fondazione Gimbe: “Ricoveri in aumento nell’ultima settimana”

Stabilizzazione nell’incremento dei nuovi casi, ma aumento dei ricoveri ospedalieri, inclusi quelli in terapia intensiva: è quanto evidenzia il report della fondazione Gimbe relativo ai dati sull’epidemia di Coronavirus in Italia registrati nella settimana 9-15 settembre. Il monitoraggio fornito dalla fondazione indipendente, infatti, evidenzia un +26% di ricoveri e un +41% delle terapie intensive. Come detto si è registrata una stabilizzazione nell’aumento dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente (9.837 contro i 9.964) a fronte però di una riduzione dei casi testati (370.012 rispetto ai 421.897). Dal punto di vista epidemiologico sono aumentati i casi attualmente positivi (39.712 contro i 33.789) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (2.222 vs 1.760) e in terapia intensiva (201 vs 143). Stabile, invece, il numero dei decessi (70 vs 72).

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha commentato così gli ultimi dati: “Nell’ultima settimana l’aumento dei nuovi casi appare stabilizzato, anche se è verosimile che il numero sia sottostimato considerata la riduzione dei casi testati e l’ulteriore aumento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre il trend in aumento dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva. Tutte spie rosse che impongono la consapevolezza pubblica sulle dinamiche dell’epidemia, senza minimizzazioni o terrorismi di sorta, al fine di mantenere alta la guardia anche per l’imprevedibile impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi”.

“Vero è che si tratta di numeri ancora bassi – puntualizza Carabellotta – e che al momento non risultano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, ma il trend in costante aumento impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni”. In particolare, sottolinea il report, rispetto ad una media nazionale di 4 ospedalizzazioni per 100.000 abitanti i tassi risultano più elevati in Liguria (9), Lazio (8), Sardegna (6,3), Campania e Puglia (5,4).

“Queste dinamiche dell’epidemia – conclude Cartabellotta – sono coerenti con quanto rilevato dalla sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità sull’età mediana dei contagiati che si è ridotta da oltre 60 anni dei primi due mesi dell’epidemia sino a sotto i 30 nelle settimane centrali di agosto. Quindi, nelle ultime due settimane è risalita a circa 40 anni, dimostrando che i giovani asintomatici, quando vengono a contatto in ambito familiare con persone adulte e anziane, contagiano soggetti fragili che sviluppano sintomi e possono necessitare di ricovero ospedaliero, o addirittura in terapia intensiva. Davanti a questo scenario epidemiologico e clinico, le Regioni devono potenziare senza indugi l’attività di testing e tracing, in evidente calo dopo il ‘boom dei tamponi’ sui vacanzieri”.

Leggi anche: 1. “Coronavirus, il tempo sta per scadere: ecco qual è la vera emergenza secondo i dati” / 2. Fondazione Gimbe, cos’è e cosa fa l’organizzazione che parla di dati “aggiustati” in Lombardia / 3. Coronavirus, Fondazione Gimbe: “Nell’ultima settimana contagi raddoppiati in Italia. Ma non rivedremo le scene di marzo-aprile”

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