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Coronavirus, Anna dice addio al papà Luciano: “Diceva ‘non venite a trovarmi: sono immortale’. È morto da solo non mi do pace”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 19 Mar. 2020 alle 10:55
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Credit: Facebook

“Lui era terrorizzato da questo virus, sentiva delle persone anziane che sono più vulnerabili e si preoccupava moltissimo. Leggeva di Codogno e aveva l’angoscia che potesse arrivare fino a lui. Quando ha cominciato a tossire, ad avere la febbre e poi dopo, quando il tampone è risultato positivo, l’ho visto molto arrabbiato. Con il destino, con questa situazione […] È stato 12 giorni in ospedale. L’ho guardato mentre saliva sull’ambulanza e poi più niente. Un ciao con la mano e se n’è andato”.

Il 19 marzo del 2020 lo ricorderemo come una tra le più tristi feste del papà in assoluto. Ci sono lettere che non vorremmo mai leggere. “Papà ci ha scritto ‘vi prego, non venite a trovarmi. Io sono immortale, non riesco a morire. Vi abbraccio tutti’. Quello era il suo modo per proteggerci dalla morte”. Così scrive al Corriere della Sera Anna, figlia di un imprenditore 78enne di Vigevano colpito da Coronavirus e scomparso all’Ospedale San Matteo di Pavia. Oggi la figlia Anna scrive “per fargli almeno un saluto, per dirgli un po’ delle cose che non ha potuto sentire” dalla sua voce.

Anna voleva dare un ultimo saluto al papà. “Quello era anche il suo saluto, e io non so darmi pace a pensarlo solo in quel letto mentre se ne andava. Avrà avuto paura? Avrà sofferto? Avranno pianto i suoi bellissimi occhi azzurri? Per i suoi 80 anni avevo pensato di fargli avere la laurea honoris causa in ingegneria. Avevo già contattato l’università di Pavia, sarebbe stata una bellissima sorpresa. Lo avrei fatto felice. E invece…” Per i suoi 80 anni, Anna aveva pensato di far avere al padre la laurea honoris causa in Ingegneria. Come racconta la figlia, Luciano spesso stava sveglio di notte per pensare a brevetti per costruire pezzi di scarpe. “Era geniale. Per i suoi 80 anni avevo pensato di fargli avere la laurea honoris causa in ingegneria. Avevo già contattato l’università di Pavia, sarebbe stata una bellissima sorpresa. Lo avrei fatto felice. E invece…”.

Luciano Mercalli era a capo di un’azienda di Vigevano specializzata nella produzione di macchine per la costruzione delle calzature.  Una ricovero durante il quale Anna non ha potuto vedere suo padre. Una distanza che la donna ha cercato di colmare riempiendo Luciano di messaggi e foto. “Nei suoi giorni d’ospedale l’ho riempito di fotografie. Non so più quanti messaggi gli ho scritto. Ho visto la spunta blu, quindi ha letto e guardato tutto. Avrà capito che mai un minuto ci siamo dimenticati di lui. Mai. Quando questa storia sarà finita faremo onore al suo ricordo con un funerale vero, una cerimonia vera. Lo hanno messo in una bara, una benedizione veloce e via… Non abbiamo nemmeno potuto vederlo da morto, niente vestiti, né un bacio. È morto domenica, ci siamo portati a casa le sue ceneri assieme al suo telefonino, agli occhiali e all’orologio”.

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