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La comunità ebraica di Roma querela Chef Rubio: “Istiga all’odio antisemita e minimizza la Shoah”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 3 Mar. 2020 alle 17:46 Aggiornato il 3 Mar. 2020 alle 17:49
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Immagine di copertina

La comunità ebraica presenta di Roma contro Chef Rubio

La comunità ebraica di Roma ha deciso di presentare un esposto contro chef Rubio e Radio Radio per le dichiarazioni del cuoco tv sulla Shoah.

Ospite di una trasmissione dell’emittente radiofonica lo scorso 28 febbraio, Rubio ha criticato lo Stato di Israele, espresso il suo sostegno alla causa palestinese e spiegato la sua personale visione di cosa sia stata la Shoah. Per la comunità ebraica, l’intervento di Rubio è equivalso a “dieci minuti di parole in libertà fatte di pregiudizi, di accuse, di sospetti contro gli ebrei e gli israeliani iniziate con l’accusa “ai vertici filosionisti di Discovery”, di averlo allontanato dal programma televisivo perché non poteva continuare a sostenere la causa palestinese”, si legge in una nota diffusa sul sito.

Queste le parole di Rubio sullo sterminio degli ebrei nei campi di concentramento: “Non c’è stato solo l’Olocaustoci sono stati tantissimi genocidi nel mondo ma se voi ci fate caso siamo portati a pensare solo a quello che ha colpito gli ebrei, che poi non tutti gli ebrei, perché quelli ricchi si sono venduti pure i fratelli, le sorelle, le famiglie, i vicini di casa che non potevano permettersi mazzette o vicinanze con il potere e sono andati a morire anche per questa causa, per lo Stato di Israele”.

“Il problema non sono le ossessioni che Rubio ha nei confronti degli ebrei e di Israele, quanto lo spazio pubblico concesso alle sue affermazioni antisioniste e antisemite, agli ammiccamenti, alle sordide complicità e anche a certe risatine che producono”, commenta la comunità ebraica sul proprio sito.

“Sono gravi e vergognose le parole di Rubio, ma non si può soprattutto tollerare la portata dell’intervento del conduttore del programma radiofonico – Ilario Di Giovambattista – che in una sorta di codivisione del tema trattato, non ha certamente preso le distanze dalle parole di Rubio sulla brutalità degli israeliani contro i palestinesi, e si è spinto nella lettura di un messaggio di un ascoltatore che evocava le arcaiche e antistoriche accuse accuse agli ‘ebrei che hanno ammazzato Gesù”, fa sapere il vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, Ruben Della Rocca.

“È questo il vero problema, quello di un uso distorto e sbagliato di un mezzo di comunicazione potente e diffuso come la radio”. Per Della Rocca, “questo modo spregiudicato di fare informazione, senza citare le fonti, senza contraddittorio, appiattendosi solo a tesi precostituite, alimenta e contribuisce alla diffusione dei discorsi di incitamento all’odio (hate speech), in particolare da parte di chi dopo avere invitato Rubio, non solo non ha preso le distanze dalle sue affermazioni, ma anzi le ha alimentate ricorrendo all’accusa di deicidio che in passato è stata una delle grandi cause dell’odio antisemita”.

“Riteniamo che chi conduce un programma – conclude Della Rocca – dovrebbe avere ben chiara la responsabilità che ricopre, che non è solo quella di rappresentare tutte le opinioni, ma soprattutto di avere chiara la consapevolezza delle conseguenze che certe parole di odio possono avere sulla formazione delle coscienze e poi sui comportamenti. Alle parole di odio, purtroppo, spesso poi seguono infatti le azioni di odio”.

Per quella che la comunità ebraica definisce come “complicità”, l’esposto chiederà un intervento disciplinare dell’Ordine dei giornalisti e verrà depositato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.  “Abbiamo chiesto – ha spiegato l’avvocato Cesare Gai – se quanto accaduto nel corso del programma radiofonico configuri o meno ipotesi penalmente rilevanti, in particolare se vi sia diffamazione con l’aggravante del mezzo stampa e se si ricada nella fattispecie prevista dall’art. 604bis del c.p. che punisce la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, sulla negazione e sulla minimizzazione della Shoah”. Spetterà ora alla magistratura valutare se vi sono aspetti penalmente rilevanti.

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