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Altro che famiglie indigenti. Ecco chi abita nel palazzo occupato di CasaPound a Roma

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Chi abita nel palazzo occupato di CasaPound a Roma

Nella giornata di ieri, giovedì 4 giugno, è iniziato il sequestro della sede di CasaPound a Roma a Via Napoleone III e occupata da 17 anni. La notizia che il movimento di estrema destra guidato da Simone Di Stefano dovrà lasciare lo stabile nel quartiere Esquilino è partita dalla viceministra all’Economia Laura Castelli.

Nel palazzo, da anni vivono nuclei familiari composti da militanti di Casapound e cittadini che si dichiarano “in emergenza abitativa” ma che in realtà non sono disagiati, anzi, percepiscono tutti un regolare reddito. Molti di loro sono dipendenti pubblici che percepiscono anche stipendi “ordinari”, mentre una parte dei restanti lavora in un noto ristorante romano di proprietà della moglie di Gianluca Iannone. La guardia di finanza ha consegnato al procuratore generale della Corte dei Conti, Andrea Lupi, un elenco di 16 nomi. Come riporta il Fatto Quotidiano, tra questi ci sono due dipendenti del ministero Economia e Finanze, ente proprietario dell’immobile. La prima è una donna di 41 anni impiegata presso la Direzione centrale sistemi informativi e innovazione, che fra il 2014 e il 2017 ha dichiarato un reddito imponibile di Latina di circa 17mila; la seconda è un’altra 41enne, che lavora alla Ragioneria territoriale dello Stato ma che nel 2017 ha dichiarato solo 11mila euro di reddito. C’è anche un dipendente del Policlinico Gemelli di Roma e uno stipendio medio annuo di 20mila euro.

Sempre secondo il Fatto Quotidiano, ci sono anche i dipendenti di Regione Lazio e Comune di Roma. Il primo è un impiegato di LazioCrea Spa, ed è sposato con una dipendente della municipalizzata capitolina Zetema, 17mila euro di reddito. C’è anche una dipendente Cotral, la società dei trasporti della Regione Lazio. Nel 2016 la donna è stata candidata al Comune di Roma nelle liste di CasaPound: dichiara in media 27mila euro l’anno, mille euro in più del marito, che lavora sempre in Cotral.

L’atto istruttorio non comporta l’immediato sgombero del palazzo che dalla prossima settimana passerà nella disponibilità del tribunale capitolino. Le procedure verranno gestite dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che dovrà coordinarsi con la Procura. Per il momento, si cerca un’intesa: la speranza è che i militanti si allontanino pacificamente. Ma la questione rischia di andare per le lunghe. Il movimento non ha nessuna intenzione di lasciare l’immobile, anche come atto simbolico, ma tutti sembrano voler evitare lo scontro.

Il palazzone occupato abusivamente da quasi un ventennio, non è soltanto la sede di Casapound, ma è anche e soprattutto il quartier generale di quella che, per la procura, è una vera e propria associazione a delinquere finalizzata all’istigazione dell’odio razziale. Un edificio pubblico di pregio utilizzato illegalmente dal dicembre del 2003 per finalità politiche e non di certo per questioni di emergenza abitativa. Per questo motivo il pm Eugenio Albamonte ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo dell’immobile. Il gip, per il momento, ha riconosciuto solo uno dei due reati contestati dalla procura: l’occupazione abusiva, più che palese. Mentre per dimostrare l’esistenza di un’associazione a delinquere è stato chiesto un supplemento di indagini.

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