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Caso Vannini, “La vita in diretta” rivela dove vivono i Ciontoli. E loro diffidano il programma

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Caso Vannini, “La vita in diretta” rivela dove vivono i Ciontoli. E loro diffidano il programma

Ieri, durante la puntata de La vita in diretta su Rai 1, alla luce della decisione della Cassazione di rifare il processo d’appello sull’omicidio di Marco Vannini, si è discusso del caso Ciontoli.

Mentre riassumeva la vicenda col conduttore Alberto Matano, l’inviata a Ladispoli Deborah Ergas ha dato informazioni su dove vive attualmente la famiglia Ciontoli. Famiglia Ciontoli che, come più volte spiegato dai suoi avvocati, “non può più vivere nel suo ambiente. Martina, Federico, Antonio e sua moglie hanno dovuto sparpagliarsi in tutte le località possibili per nascondersi”.

“Ho paura di essere additato, che i miei figli e mia moglie possano essere aggrediti per strada”, aveva dichiarato lo stesso Ciontoli commentando l’odio online e le minacce di morte che vengono rivolte a lui e alla sua famiglia quotidianamente. Lo stesso avvocato della famiglia, Andrea Miroli, qualche tempo fa aveva ricevuto un proiettile in una busta.

Ieri l’inviata ha specificato la città del sud Italia in cui Antonio e sua moglie si sono ritirati da tempo, nel totale anonimato, aggiungendo anche informazioni su dove e con chi vivano Martina e suo fratello Federico.

Non si è fatta attendere, oggi, la lettera dell’avvocato dei Ciontoli a La vita in diretta, in cui i legali fanno anche altre precisazioni su alcune inesattezze dette in trasmissione: “Vi diffidiamo dal diffondere dati riservati dei signori Ciontoli (luoghi in cui vivrebbero), atteso che, anche a seguito dell’improvvido comportamento dei media, sono soggetti a continue e reiterate minacce che turbano ingiustamente e illegittimamente la loro privacy”.

Anche la presunta frase dei legali di Ciontoli “Adesso siamo molto preoccupati” riferita dall’inviata della Vita in diretta, affermano gli avvocati, non è mai stata pronunciata.

Insomma, al di là della cronaca, i media dovrebbero essere più prudenti. Il livore collettivo genera mostri e nessuno, neppure il peggior colpevole, merita di vivere braccato, con la paura che qualche folle, magari, si vendichi a nome della famiglia Vannini. E dell’odio di tutti.

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