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Caso dj Fabo, la Corte costituzionale deposita motivazioni sentenza: ecco quando l’aiuto al suicidio non è punibile

L'Associazione Luca Coscioni parla di una "sentenza storica" e aggiunge: "ora il parlamento legalizzi l'eutanasia"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 22 Nov. 2019 alle 16:14 Aggiornato il 22 Nov. 2019 alle 16:17
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Immagine di copertina

Caso dj Fabo, la Corte costituzionale deposita le motivazioni della sentenza

Sono state pubblicate oggi le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale sul suicidio assistito, nata dal processo nei confronti di Marco Cappato per il caso di Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo. Per la Consulta non è punibile chi aiuta al suicidio “una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, ma che resta pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Questa non punibilità però – precisa la Corte nelle motivazioni – si applica solo in determinate condizioni, in particolare a partire da una “procedura medicalizzata”. La verifica delle stesse condizioni deve essere compiuta da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale.

“È una sentenza di portata storica, che cancella, in nome della Costituzione repubblicana, la concezione da Stato etico che ha ispirato il Codice penale del 1930”, dichiara Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni, difensore e coordinatrice nel collegio di difesa a Marco Cappato.

“La sentenza è direttamente applicativa perché rende le leggi già esistenti corrispondenti al dettato costituzionale confermando la libertà di scelta nel fine vita del malato in determinate condizioni che sceglie il suicidio assistito”, continua Gallo.

La corte inoltre rende noto che condizioni procedurali introdotte con la sentenza della Consulta valgono esclusivamente per i fatti ad essa successivi. Quindi per i processi in corso ( Caso Fabiano Antoniani imputato Marco Cappato -MILANO- e caso Davide Trentini imputati Mina Welby e Marco Cappato – MASSA), occorrerà che l’aiuto al suicidio sia stato prestato con modalità anche diverse da quelle indicate, ma che diano garanzie sostanzialmente ad esse equivalenti; in particolare quanto a verifica medica delle condizioni del paziente richiedente l’aiuto, modi di manifestazione della sua volontà e adeguata informazione sulle possibili alternative.

“Rimane ancora un tratto di strada da compiere per il pieno rispetto della libertà e responsabilità individuale nelle scelte di fine vita. La Corte costituzionale si è espressa sull’aiuto fornito a una persona (Fabiano Antoniani) che era dipendente da un trattamento sanitario che lo teneva in vita, ma lo stesso diritto deve essere riconosciuto -come anche sostenuto dal parere di maggioranza del Comitato Nazionale di Bioetica- anche ai malati che non sono “attaccati a una macchina”, ma che possono trovarsi in condizioni di non inferiore sofferenza e irreversibilità della malattia, come ad esempio può accadere alle persone malate di cancro. Da questo punto di vista, un passaggio fondamentale per fare chiarezza sarà il processo in corso a Massa nei confronti di Marco Cappato e Mina Welby per la morte di Davide Trentini, la cui prossima udienza si terrà il 5 febbraio”, conclude Filomena Gallo.

“Come Associazione Luca Coscioni, ci battiamo per chiedere finalmente al Parlamento di discutere e decidere sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, depositata oltre 6 anni fa da oltre 131mila cittadini, e da allora mai discussa. Si può continuare a firmare su www.eutanasialegale.it“, il commento di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

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