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Flavia, da vittima di bullismo a simbolo: “Tornavo a casa con i lividi, adesso parlo ai giovani”

Flavia Rizza è una ragazza di 21 anni di Roma, che da piccola, per 7 anni, è stata vittima di bullismo online e offline. Un giorno ha deciso di rompere il silenzio e da allora racconta la sua storia in giro per l'Italia, per aiutare i ragazzi a reagire alla violenza

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 6 Feb. 2020 alle 20:07 Aggiornato il 7 Feb. 2020 alle 20:43
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Bullismo, storia di Flavia Rizza: “Tornavo con i lividi, ora parlo ai giovani”

“Fai schifo, sei inutile, puzzi, occupi spazio. Devi morire. E tornavo a casa con i lividi. Tutto questo me lo porto dentro, ma si può vincere: tutti possono farcela”.

Parla agli studenti da un palco del liceo cinematografico Rossellini di Roma Flavia Rizza. Ventuno anni, vittima di bullismo dalle elementari alle medie, oggi blogger e testimonial della polizia postale per una campagna contro le violenze online e offline. Il suo coraggio ammutolisce i giovani in sala e i suoi occhi grandi parlano delle molte battaglie che ha dovuto affrontare.

Flavia studia teatro e sogna di fare l’attrice (“In cinque anni ho promesso a mia mamma che sarò a Venezia!”, dice sorridendo). Recitare l’ha aiutata a capire la sua storia e a calarsi addirittura nei panni di chi l’ha tanto odiata.

Anni difficili

L’hanno presa in giro per il suo corpo, l’hanno pestata di botte e isolata a scuola e fuori. Ora risponde tranquilla alle domande che le fanno altri ragazzi. “Dagli otto ai dodici anni le prese in giro – racconta Flavia a TPI – le spinte e i calci sono stati quotidiani. Soffrivo di obesità, ero molto molto cicciona. E questo era diventato il punto centrale degli attacchi. Le frasi mi entravano nel corpo come delle pugnalate“.

Poi i bulli della scuola non si fermavano lì. “Era soprattutto un mio compagno di classe che mi picchiava – continua la ragazza – rubava le mie cose, il diario, i quaderni, l’astuccio. Avevo paura di lui. Mi spingevano, finivo a terra e quando hai tanti chili di troppo non sei agile, non riesci a reagire. Tornavo a casa sempre con lividi nuovi. Non è affatto una ragazzata, questa situazione mi aveva portato a isolarmi, a stare sempre da sola, a diventare aggressiva perché non mi fidavo più di nessuno. Mi avevano rubato la curiosità, io che prima andavo così bene a scuola”.

Poi questo incubo orribile è continuato su Facebook: “Queste persone cattive avevano creato ben due profili falsi, impossessandosi della mia identità. Uno lo usavano per prendermi in giro con fotomontaggi e frasi velenose. Nell’altro, si spacciavano proprio per me. Questo è stato quello più grave, andavano in giro a dire ai miei pochi amici e conoscenti che avevo cose completamente false. Ho perso le poche persone che mi volevano bene. E ancora non c’era una legge chiara sul cyberbullismo”.

La svolta con la denuncia

Poi in terzo liceo Flavia ha denunciato. Una delle spinte più forti per lei è stata vedere che dopo l’inferno delle elementari e delle medie, riusciva a parlare a poco a poco con nuove persone. “Ho frequentato le psicologhe del centro di ascolto a scuola. E anche i miei genitori mi hanno creduto”, spiega.

La Polizia Postale ha ricostruito la sua storia ma mai nessuno è stato punito. “I bulli hanno avuto conseguenze solo a scuola – si indigna Flavia – con note e sospensioni. Forse è stata un’iniziativa utile per far risaltare l’argomento a livello nazionale, ho per esempio incontrato l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, che si è battuta molto per la sensibilizzazione contro il cyberbullismo. Il fatto che non siano stati puniti nel mio caso è stata una delusione. Adesso c’è una legge dalla parte delle vittime però: la 71 del 2017“.

Guardare in faccia i bulli

La giovane ventunenne vive a Dragoncello, un quartiere a sud della Capitale, vicino Ostia. È lì che vivono anche i suoi bulli, quelli che l’hanno malmenata per anni. Flavia li ha perdonati.

“Oggi, credo che anche loro siano delle vittime in qualche modo – dice la ragazza – Nelle scuole non si dovrebbero prendere così sottogamba i problemi interni, psichiatrici, dei ragazzi. Quelle persone non sapevano provare affetto, non sapevano come sfogare la loro rabbia. Nell’età adolescenziale bisognerebbe sfogarla nello sport, nell’imparare uno strumento, e non nel picchiare i compagni più deboli”.

Basta bulli!

“Io mi sono salvata, diciamo. Ma quante persone si ammazzano?“. Vengono i brividi a sentire Flavia. Perché è proprio così: basti pensare alle tragiche storie di Tiziana Cantone, 31enne suicida perché presa di mira sui social dopo la pubblicazione di un video hard, o di Carolina Picchio, giovanissima studentessa che si è uccisa per lo stesso senso di vergogna. “Per fortuna o per forza interiore, non lo so, io mi sono rialzata – sottolinea la studentessa – Uscire dall’ombra mi ha aiutato, sono anche dimagrita di quaranta chili”.

La vitalità di questa ragazza è incredibile. Camminando al sole di una fredda mattinata romana Flavia parla già di mille progetti futuri. “Quello che dico sempre è che raccontando agli altri cosa ti è successo, fai già un grande passo avanti. Anche solo quando lo dici ad un’altra persona, il peso delle difficoltà è diviso a metà. Figuriamoci quando ne parli con una classe, con un scuola”. La sua sfida? Basta bulli.

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