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Bimbo muore dopo un parto in casa, scontro tra i periti. Il legale della famiglia a TPI: “Cerchiamo la verità, non dei colpevoli”

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Attorno alla morte di Alessandro, avvenuta dopo un parto in casa in provincia di Rimini, lo scorso 5 Novembre,  sono sorte imponenti controversie.

L’avvocato Piero Venturi, che rappresenta i genitori protagonisti della vicenda, aveva sporto querela- ai danni delle due ostetriche che avevano seguito il parto- per omicidio colposo, lesioni colpose e falso ideologico in atto pubblico.

Dopo mesi di indagini, ricerche e attese, il pubblico ministero Annadomenica Gallucci ha chiesto l’archiviazione per le due indagate, ma arriva una controperizia che potrebbe cambiare le carte in tavola.

Secondo quanto emerso dalla relazione del PM, il decesso del piccolo Alessandro sarebbe dovuto a “una sofferenza ipossica- asfìttica intrapartum”, quindi, ad un soffocamento dovuto a una lunga permanenza all’interno dell’utero che lo avrebbe portato ad aspirare del liquido. A complicare il quadro, inoltre, anche una positività allo streptococco della madre la quale, su precise e chiare indicazioni delle ostetriche, non aveva eseguito il tampone preventivo utile a tracciare proprio la presenza del batterio e che le avrebbe permesso di procedere con le adeguate cure antibiotiche.

Una tesi confermata anche dai Consulenti della controperizia, il ginecologo Domenico Arduini e il medico legale Giuseppe Fortuni, che nella loro relazione hanno analizzato accuratamente l’accaduto e ricostruito le dinamiche antecedenti alla rottura delle acque della gestante, insieme alle 36 ore di travaglio che avevano portato al decesso di Alessandro.

Secondo i due Consulenti «il caso in questione presenta una grande, evidente criticità relativa alle tempistiche dello sviluppo del travaglio di parto, e, nonostante si individui una serie di gravissimi e cristallini errori diagnostico-terapeutici, sembrerebbe in maniera sorprendente che l’operato delle ostetriche imputate non sia da porre in nesso causale con la morte del bambino, anche se dalla ricostruzione dei fatti derivano in maniera spontanea non pochi dubbi sulla prospettata assenza di profili colposi.»

La famiglia di Alessandro e l’avvocato Piero Venturi, spalleggiati dai loro periti, si oppongono con forza alla richiesta di archiviazione del sostituto procuratore.

«La famiglia non è alla ricerca di colpevoli» dichiara l’avvocato Venturi a TPI, «ma della verità. Non è possibile che, dopo una gravidanza fisiologica, un bambino sano muoia durante il parto senza alcuna responsabilità, sebbene sia certificata una serie di errori e di gravi ritardi. Noi vogliamo sapere qual è la causa del decesso. Si parla di asfissia intrapartum, ma di chi è la responsabilità del protrarsi nel tempo del parto? La madre del bambino ha affrontato un travaglio di trentasei ore a casa, durante le quali ha più volte chiesto di essere accompagnata in ospedale. Cosa che non è avvenuta, neppure al termine delle trentasei ore, quando la coppia si è recata in ospedale in macchina e senza assistenza alcuna da parte delle due ostetriche. Noi siamo alla ricerca della verità, e non ci fermeremo.»

Il drammatico quadro restituito da questa vicenda, è che la situazione del parto a domicilio, in Italia, necessiti di urgente maggiore regolamentazione.

La perizia di Arduini e Fortuni si conclude con queste parole:

“Appare apodittica ed incondivisibile la valutazione finale dei  Consulenti del PM, per cui, nonostante la gravità e l’inescusabilità della serie incredibile di errori posti in essere dalle ostetriche che seguirono la partoriente durante il parto, suffragati da notevoli discrepanze documentali, approdano ad un giudizio di non dimostrato rapporto di causalità fra detti errori e il decesso del bambino. Sosteniamo, come ampiamente dimostrato, che la corretta condotta esigibile avrebbe quasi certamente salvato la vita del bambino.»

Un quasi su cui, ancora oggi, è appesa la giustizia di un’intera famiglia.

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