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Teresa Bellanova risponde alle polemiche sul quadro donato dalle madri dell’Ilva

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 13 Nov. 2019 alle 18:54 Aggiornato il 18 Nov. 2019 alle 16:22
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Immagine di copertina

Il 28 settembre scorso un gruppo di mamme del quartiere Tamburi, a Taranto, ha regalato al ministro per l’Agricoltura Teresa Bellanova un quadro con un teschio, che ricorda le morti dell’ex Ilva. L’opera, infatti, è stata realizzata con “la polvere minerale” raccolta dalle mamme del rione Tamburi di Taranto.

Tra loro Carla Lucarelli, mamma di Giorgio Di Ponzio, un ragazzo 15enne morto a gennaio per un sarcoma.

Ma secondo quanto riportato da Radio Capital martedì 12 novembre, la ministra non ha portato il quadro con sé a Roma.

Il corrispondente dalla Puglia dell’emittente radio, Gino Martina, avrebbe ritrovato il quadro a Taranto.

La ministra ha subito risposto con un post su Facebook alle accuse di averlo “abbandonato” mosse dai conduttori del programma TgZero su Radio Capital, scusandosi e specificando che “nella baraonda emotiva” dell’evento – un incontro su Ilva organizzato dalla Fiom – il quadro era rimasto sul palco dove le era stato donato. Una leggerezza giustificata dall’emozione provata per il dolore delle mamme di Taranto.

“Mi conoscete: ho sempre parlato con voi in modo aperto e franco, senza troppi peli sulla lingua. E così farò ora, a proposito di questa vicenda accaduta ormai due mesi fa in un paese vicino Taranto. Non ho avuto esitazioni quando ho saputo che alcune madri volevano incontrarmi e parlare: non mi sono mai sottratta e mai lo farò. È vero, nella baraonda emotiva di quella sera – perché di baraonda bisogna parlare quando da madre a madre sei costretta a discutere sulla morte di un figlio – il quadro che vedete nella foto è rimasto per errore sul palco. E di questo me ne dispiaccio”, ha scritto Bellanova sul social.


“Non l’ho giudicato, perché in me è prevalsa la necessità di ascoltare il dolore e le richieste di una madre che ha perso il figlio e di provare ad offrire risposte. Tantomeno l’ho buttato, perché nella mia vita non ho mai gettato nulla che mi sia stato regalato e a maggior ragione non lo avrei fatto in questo caso”, continua la ministra.

“Sono pronta a tornare a Taranto ad ascoltare le ragioni di chi lì vive, come ho fatto quella sera e tantissime altre volte in questi anni. Ma vi chiedo anche di non dare giudizi affrettati su questa vicenda, perché io di quella città me ne sono occupata da sempre, come sanno bene i tarantini. E perché non mi sono mai risparmiata per risolvere quell’intricata vicenda chiamata Ilva, cercando di coniugare ambiente, salute ed occupazione”, conclude Teresa Bellanova.

Il quadro era stato donato in occasione di un dibattito promosso dalla Fiom di Taranto, in cui Carla Lucarelli aveva invitato il ministro a guardare “la cappa su Taranto” per vedere “l’aria che aveva ucciso suo figlio, venuto a mancare per colpa della diossina”. La madre aveva detto di essere “arrabbiata per i 12 decreti” cosiddetti ‘salva-Ilva’.

Un mese e mezzo dopo l’incontro della Fiom con Bellanova, Arcelor Mittal, la multinazionale franco-indiana che aveva stretto un accordo con il governo italiano per avviare l’acquisto definitivo dell’azienda, ha annunciato di voler recedere dal contratto a causa della rimozione dello scudo penale, soppresso attraverso l’approvazione del cosiddetto “decreto salva imprese” a fine ottobre.

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