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Bimba di 5 anni muore con la testa schiacciata tra l’ascensore e il soffitto di casa

L'episodio si è svolto sotto gli occhi della nonna e del fratello

Di Rossella Melchionna
Pubblicato il 16 Gen. 2019 alle 13:03 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:03
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Immagine di copertina

La sua testa è rimasta incastrata tra il soffitto e i pannelli dell’ascensore di casa e, poco dopo, è morta. Una bambina di cinque anni, che viveva a Weymouth, nel Regno Unito, è morta così nell’agosto 2015, sotto gli occhi increduli della nonna. Per l’impianto difettoso, e che non era stato sottoposto alla manutenzione, le società che lo gestivano sono state multate per oltre 1,5 milioni di sterline.

La vicenda

Oltre alla nonna era presente anche il fratello della piccola quando si è svolta la tragedia. Quest’ultimo, su una sedia a rotelle, aveva chiesto alla sorellina di andare al piano di sopra della casa per prendergli il cellulare. La bimba ha obbedito, ma mentre stava salendo ha infilato la testa in uno spazio tra il plexiglas restando schiacciata tra l’ascensore e il soffitto. La nonna, che ha sentito le urla della nipotina, è corsa in salotto dove si è trovata di fronte la scena agghiacciante. Ha provato ad aiutarla ma è stato inutile e così ha chiamato i soccorsi.

I vigili del fuoco, che sono subito intervenuti, non hanno trovato alcuna chiave di emergenza o una maniglia per aprire le porte manualmente. Hanno liberato la bambina, ma le ferite riportate alla testa erano troppo gravi ed è morta.

La giustizia

Nel gennaio 2019, presso la corte di Bournemouth, si è svolta l’udienza sul caso per capire l’esatta dinamica e su chi ricadrebbero le colpe. Quel che è emerso, dalla stessa ammissione dei gestori dall’ascensore, è che l’impianto era difettoso anche per una serie di omissioni sulla manutenzione.

Intanto la mamma della bimba di 5 anni ha affermato che il figlio disabile è rimasto profondamente scosso dalla vicenda ed è tormentato dal senso di colpa. La donna ha anche sostenuto: “Le multe non significano nulla per noi, tutto quello che volevamo erano le scuse e le abbiamo ricevute”.

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