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Violazioni e carenze strutturali di biosicurezza: il vero volto dell’aviaria svelato da Report

Immagine di copertina

I video raccolti da Food for Profit per l'inchiesta di Giulia Innocenzi su Report documentano due ordini di problemi: violazioni durante gli abbattimenti per aviaria e carenze strutturali di biosicurezza che favoriscono la diffusione del virus

Sono anni che l’influenza aviaria colpisce gli allevamenti intensivi in tutto il mondo. Un’epidemia che è tornata prepotentemente anche nel 2025, con più di 699 focolai negli allevamenti europei, 64 dei quali nel nostro Paese. Questo ha portato all’aumento del prezzo delle uova fino al 20%, con supermercati che in alcuni casi sono rimasti senza prodotti. Da settembre a dicembre 2025, mentre i focolai si susseguivano in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia, il team di Food for Profit ha raccolto immagini esclusive dall’interno degli allevamenti colpiti.

I video, andati in onda nell’inchiesta di Giulia Innocenzi vista da oltre 1,5 milioni di persone su Report, rivelano violazioni sistematiche che sollevano interrogativi urgenti sull’efficacia dei protocolli applicati e sull’utilizzo dei fondi pubblici destinati a questa emergenza. Grazie a un accesso agli atti sappiamo che dal 2020 al 2025 le sole regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna hanno destinato 266 milioni di euro per gli abbattimenti e i ristori agli allevatori, una cifra stimata al ribasso perché la Lombardia non ha fornito la totalità dei dati richiesti. Ma come viene gestita questa emergenza? Le immagini del team di Food for Profit mostrano diverse problematiche strutturali.

Abbattimenti con il gas
Secondo la normativa quando in un allevamento intensivo viene identificata l’influenza aviaria è necessario effettuare lo stamping-out, cioè l’abbattimento di tutti gli animali presenti. Grazie alle immagini del team di Food for Profit possiamo vedere come questo succede. Il gas viene rilasciato direttamente nei capannoni per uccidere tutti gli animali in pochi minuti. Si tratta di immagini potenti che, grazie anche alle testimonianze di un operaio, rivelano come queste operazioni non sempre vengono effettuate in modo efficace. Cosa succede, dunque, quando le procedure falliscono e gli animali rimangono in vita?

Animali uccisi a bastonate
Lo sappiamo sempre grazie alle immagini di Food for Profit, che mostrano quello che è successo in un allevamento di anatre a Goito (Mantova), dove sono emerse problematiche grandissime. Dopo l’arrivo del virus nella struttura è stato fatto l’abbattimento col gas, ma qualcosa è andato storto perché circa 400 animali sono rimasti in vita. E quello che mostrano i video sono gli operatori che uccidono a bastonate gli animali sopravvissuti, li prendono a calci, li lanciano violentemente contro le pareti e tirano loro il collo in modo errato e ripetuto, contrariamente alle normative sul benessere animale. E questo di fronte agli occhi del veterinario, che non solo assiste a queste violazioni, ma effettua anche lui degli abbattimenti in modo errato, tirando il collo in modo grossolano, lanciando gli animali e lasciandoli agonizzare. Sempre grazie all’accesso agli atti effettuato da Food For Profit, sappiamo che questo allevamento ha ricevuto ristori per circa 70 mila euro.

Problemi di biosicurezza
Uno degli elementi fondamentali per contrastare la diffusione dell’aviaria dovrebbe essere il rigoroso rispetto dei protocolli di biosicurezza. Tuttavia le immagini raccolte da Food for profit in due allevamenti e mostrate da Report delineano un quadro estremamente preoccupante. Il primo caso riguarda l’azienda Bruzzese, attiva nella produzione di uova, dove il team di Food for Profit ha ottenuto delle immagini che mostrano la presenza di carcasse di galline, abbattute proprio a causa dell’aviaria, lasciate incustodite all’esterno della struttura, coperte solo da un telo. Si tratta di una grave violazione della biosicurezza perché i resti infetti, esposti all’ambiente, possono facilmente entrare in contatto con la fauna selvatica, che agisce da vettore permettendo al virus di diffondersi ulteriormente sul territorio.

Uno scenario altrettanto critico è emerso nell’allevamento intensivo di proprietà di Simone Menesello, figura di rilievo in quanto presidente degli avicoltori per Confagricoltura. All’interno della sua struttura, le immagini mostrano moltissime carcasse di galline e topi nei capannoni e nei corridoi, alcune galline con sangue, altre mummificate. In alcuni casi le galline vive che beccano i resti di quelle morte. Un cumulo di carcasse è stato abbandonato all’esterno, sulla benna di un trattore. In uno dei corridoi addirittura i liquami e le deiezioni raggiungono livelli tali da sommergere i calzari degli operatori fino oltre le caviglie. Tutti questi ritrovamenti costituiscono la condizione ideale per l’ingresso del virus in allevamento, alimentando un’emergenza che grava pesantemente sulla salute pubblica e sulle casse dello Stato.

 

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La cooperativa Bidente
La ditta incaricata di effettuare materialmente gli abbattimenti per l’influenza aviaria è la Cooperativa Agricola Bidente, già al centro di un’inchiesta sempre di Report per aver abbattuto 10.000 maiali con la pinza elettrica anziché col gas durante l’emergenza peste suina. Questa stessa cooperativa, dal 2020 a oggi, ha incassato 13 milioni di euro dalle sole regioni Emilia-Romagna e Veneto per la gestione degli abbattimenti aviaria, un dato che non include la Lombardia, che non ha risposto rispetto a questo quesito specifico, lasciando presupporre che l’importo complessivo sia significativamente superiore.

La questione sarà al centro di un’interrogazione parlamentare della deputata Eleonora Evi, che dopo la messa in onda del servizio è intervenuta sui social: “È emergenza ma quando a contare è solo il denaro si risparmia su tutto, anche sul gas per uccidere gli animali, sulla polvere disinfettante, e a pagare ancora una volta per la nostra folle industria alimentare malata che però viene lautamente ristorata con soldi pubblici, sono gli animali, presi a bastonate e lasciati a morire agonizzanti sotto gli occhi di veterinari che dovrebbero controllare.”

“Non è la prima volta che documentiamo gravi irregolarità di biosicurezza legate all’influenza aviaria, in tutto il nord Italia, dove l’emergenza ha colpito di più e dove ci sono la maggior parte degli allevamenti intensivi – dichiara la giornalista Giulia Innocenzi – Grazie a un accesso agli atti sappiamo che Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia dal 2020 hanno destinato 266 milioni di euro per sostenere questo settore, soldi pubblici che vengono usati solo per sostenere questo settore. E se a pagare fossero gli allevatori e il comparto dell’industria zootecnica, come avviene in altri paesi europei, continueremmo a vedere così tante irregolarità?”.

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