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    Cartabellotta a TPI: “Centro e Sud possono diventare come la Lombardia se si prende questo momento alla leggera”

    Aumentano le ospedalizzazioni Credits: ANSA

    Il presidente della Fondazione Gimbe spiega come leggere il boom di nuovi contagi del 1 ottobre

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 1 Ott. 2020 alle 20:25

    Ora è davvero ufficiale: la seconda ondata di Coronavirus è arrivata anche in Italia. I dati del 1 ottobre indicano più di 2.500 contagi, più di 3.000 ricoveri, focolai diffusi in tutto il territorio nazionale, ma anche record di tamponi e un numero di decessi che continua a non crescere al crescere dei casi. Ne abbiamo parlato con Nino Cartabellotta – medico e presidente della Fondazione GIMBE – che ha ricordato come “dobbiamo mantenere alta l’attenzione per la seconda ondata di Coronavirus, senza però farci prendere dal panico”.

    Come dobbiamo leggere il record di casi di oggi?
    “Dei dati giornalieri ci siamo sempre fidati poco, perché sono suscettibili di fluttuazioni date dai tamponi e anche da valori casuali”.
    Cosa bisogna attenzionare, allora?
    “Bisogna guardare i dati dei monitoraggio settimanale. E da quello che risulta, c’è un incremento costante di sette giorni in sette giorni. Se facciamo un salto indietro di due mesi, quindi più o meno luglio viaggiavamo intorno ai 1.400 casi alla settimana, quindi 200 al giorno. Ora 12.114. Chiaro che se ci stabilizziamo sui dati di oggi è un incremento importante”.

    Insomma, bisogna preoccuparsi o no?
    “La variazione settimanale ci fa vedere che da un lato stiamo facendo più tamponi e dall’altro che aumenta in modo costante quello che il rapporto tra positivi e casi testati. Se un mese fa era dello 0,8 per cento, cioè meno di un caso su 100, oggi invece è del 3,1 per cento. Con differenze regionali importanti…”
    Il rapporto della Fondazione Gimbe parla proprio di questo: è davvero allarme per il centro-sud?
    “Di fatto il centro sud sta sperimentando un’ospedalizzazione più alta del resto d’Italia. Mentre la media nazionale è del 6%, il Sicilia è dell’11%, nel Lazio più del 10 per cento. Insomma, gli ospedali rischiano di intasarsi e questa è la maggiore preoccupazione”.

    Ora si ribalta la situazione e il centro sud possono diventare un focolaio come lo è stato la Lombardia nei mesi passati?
    “Effettivamente è così. Se non si controllano i casi sul territorio, è cosi”.
    In cinque delle otto regioni con più casi si è votato due settimane fa. È un caso? 
    “No, non lo è. Come non lo è che gli aumenti coincidano con la riapertura delle scuole e delle attività produttive”.
    Fino a che momento potremmo dire che la situazione è sotto controllo?
    “Fin quando la curva è costante. Se la crescita settimanale c’è, ma è lineare come ora la situazione regge. Se invece la curva ha un picco di crescita esponenziale allora la situazione comincia a uscire dal controllo”.

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