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Torino, migrante arrivato dal Darfur si laurea con una tesi sul genocidio da cui è fuggito

Nel Darfur, dopo gli studi aveva iniziato a lavorare come professore ma nel 2008 i miliziani governativi Janjawid, accusati di omicidi di massa, sono entrati nella sua città, ad Entkena, e hanno catturato sia lui che il padre

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 6 Set. 2019 alle 12:38 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:20
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Immagine di copertina
Ahmed Musa Credits: Facebook/Ahmed Musa

Torino, migrante arrivato dal Darfur nel 2011 si laurea

Ahmed Musa è un migrante arrivato a Lampedusa dal Darfur nel 2011 e oggi festeggia la sua laurea magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino. La tesi di laurea è dedicata al figlio che ha chiamato “Nelson Mandela”, come il premio nobel per la pace morto nel 2013. Ahmed ha già alle spalle una laurea in Economia, conseguita a Khartoum nel 2007.

Dopo gli studi aveva iniziato a lavorare come professore ma nel 2008 i miliziani governativi Janjawid, accusati di omicidi di massa, sono entrati nella sua città, ad Entkena, e hanno catturato sia lui che il padre.

Il papà viene torturato e ucciso mentre lui rimane sette mesi in prigione, dove si ammala gravemente. I suoi aguzzini lo credono morto e decidono di abbandonarlo in un campo. Fortunatamente viene trovato poco dopo da alcuni contadini, che riescono a soccorrerlo in tempo.

La fuga in Libia

Sopravvissuto alla fuga, decide di andare in Libia ma dopo la caduta di Gheddafi, nel 2011 scappa di nuovo su una carretta del mare diretta a Lampedusa. Il viaggio durerà all’incirca una settimana e durante la traversata molti dei suoi compagni moriranno di stenti. Appena arrivato in Italia, viene accolto inizialmente in un hotel della Calabria all’interno di un progetto di accoglienza. Ben presto, però, Ahmed si ritrova di nuovo in strada senza niente.

L’arrivo in Italia

Riparte per Torino e con l’aiuto di alcuni connazionali riesce a trovare un alloggio. Inizia così una fase di maggiore tranquillità: il giovane si iscrive all’Università e finanzia i suoi studi facendo ogni tipo di lavoro, dal cameriere all’addetto alle pulizie.

Dopo anni di sacrifici ieri, 5 settembre è riuscito a laurearsi a pieni voti. Nella sua tesi di laurea il ragazzo spiega le ragioni del conflitto in Darfur e ne ricostruisce la storia attraverso le testimonianze orali di altri dieci rifugiati. La sua ricerca ha ottenuto un punteggio di 90 su 110, un riscatto non solo per lui ma per tutta la sua famiglia: la moglie è una rifugiata e ha da poco partorito il piccolo Mandela.

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