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“Penelope alla peste”, storie di donne dentro il Covid-19 (dalla quarantena alla ripartenza)

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 3 Dic. 2020 alle 16:45 Aggiornato il 3 Dic. 2020 alle 16:45
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Immagine di copertina

Quattordici storie dentro il Covid-19, dalla quarantena alla ripartenza. Quattordici donne non-famose, dai 6 agli 86 anni, raccontano la loro storia e quella dell’Italia alle prese con la quotidianità dell’emergenza. Perché le donne? Perché “di fronte alla minaccia, alla morte le donne sono capaci di fare la differenza”, scrive Giovanna Botteri nella prefazione al libro di Veronica Passeri “Penelope alla peste – La pandemia raccontata dalle donne” (Castelvecchi editore). Un libro che si affaccia sulle vite delle altre per raccontarne le fatiche e le speranze dentro a una narrazione che tocca case, ospedali, luoghi di lavoro alle prese con l’epidemia.

Barbara, anestesista, è lì dove mancano i respiratori e i posti letto. Lì dove mezza città non vuole rinunciare all’aperitivo sui Navigli, mentre nell’altra mezza la normalità non esiste più. Lucia, fisico medico, guarda la pandemia – e l’Italia – dalla Cina, da dove tutto è iniziato e si pone tante domande; Nicole, psicologa, ha imparato che “la paura arriva alle 18”; Rosanna festeggia dietro a un vetro i suoi 86 anni, ma quando sente una sirena torna bambina: è di nuovo il 1943. E poi c’è Irene, sei anni, la casa dei nonni che sembra ‘scomparsa’ dal pianerottolo e un dubbio terribile: “Ma cosa succede di là?”. Cinzia, ostetrica, vede le “sue donne” partorire sempre più sole senza il “pelle a pelle”. Lisa, invece, non ha paura, ha imparato a controllarla, la paura, e sfreccia con la sua bici per Bologna, aprendo, da rider, la sua personale via verso la fase 2, la convivenza con il virus. Piera, a Brescia, tiene il telefono del centro anti-violenza acceso giorno e notte perché ci sono case piene di ombre. Caterina, nella casa famiglia, sta facendo “l’esame di maturità di autonomia”. Patrizia, nei corridoi di Sollicciano, ritrova Lazzaro e il senso di fare il medico in carcere. Sara è il ‘ponte’ tra “Piazza Grande” – la vita da clochard – e una casa: è il nuovo inizio di Bruno. Tiziana, sul monte della preghiera di San Francesco, guarda il bosco dalla sua finestra e sa che nessun tempo è sprecato. Andrea, tappata in casa a 18 anni, immagina di raccontare tutto in un film.

Veronica Passeri, l’autrice
Nata a Firenze nel 1973, vive e lavora tra Firenze e Roma. È giornalista parlamentare e quirinalista per l’agenzia di stampa askanews, e scrive di politica, di cultura e di società su quotidiani e settimanali. Ha due figli, ama la letteratura e sta scrivendo un romanzo di formazione.

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