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Si scrive Mindfulness, si legge “vivere con consapevolezza”: come superare le difficoltà e sbloccarsi

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Illustrazione di Emanuele Fucecchi/ TPI

Si scrive Mindfulness, si legge “vivere con consapevolezza”

Non è sempre possibile mettersi in salvo da eventi di vita dolorosi, spesso sono esperienze inevitabili, fisiologiche nelle quali è impossibile non inciampare. Ma come si risponde a questi eventi? A volte la modalità e le risorse che mettiamo in atto per affrontare quel che ci capita potrebbero essere così inadeguate da rappresentare non più la rinascita, il riscatto, la crescita e l’evoluzione (grazie e nonostante il dolore) ma un’ulteriore inflessione, un’ulteriore ferita, un’ulteriore caduta.

Se non prestiamo la giusta attenzione, la nostra mente inserirà il pilota automatico e sceglierà per noi, conducendoci a reagire in modo rigido, stereotipato, coartato soprattutto se ciò che accade è un evento nuovo, negativo, ansiogeno e stressante. Non viviamo solo dal collo in giù, come un burattino tirato dai fili, perciò presenziamo. Ci sei? Sei qui?

INIZIAMO DAL PRINCIPIO: CHI PRATICA LA MINDFULNESS?
La maggior parte delle persone associano la Mindfulness solo a chi è vegetariano, vegano, a chi non guarda la tv e non ha il Wi-Fi, a chi si muove solo in bicicletta per la città, a chi pratica yoga, a chi ha il pollice verde e una pianta in ogni angolo di casa, a chi acquista solo alimenti km 0 rispettando sempre la stagionalità dei prodotti, a chi si emoziona ascoltando “Here comes the sun”, a chi scappa dalla città per rifugiarsi in campagna, a chi predilige viaggi in tenda agli hotel di lusso, a chi continua a sognare la California..

In realtà la Mindfulness è utile a tutti, in particolare per chi costantemente si incazza sul lavoro e sublima la propria arrabbiatura ideando “forme di tortura” per il capo, per chi in auto non tollera le titubanze allo scattare del verde e suona insistentemente a quello davanti, per chi soffre di mal di schiena e digrigna durante la notte, per chi DEVE essere sempre in forma, per chi si ritrova con il cuore in gola, per chi non sa quello che vuole e si sente perso, per chi non ha tempo per un amico, per chi si riposa scrollando la home di Instagram, per chi confonde le ore felici per le happy hours, per chi non ascolta il proprio corpo, per chi sente di non valere nulla, per chi “sto meglio quando mi distraggo”, per chi misura le persone in base al loro tenore di vita, per chi è sempre in attesa di un treno che non arriva, per chi cerca la soluzione “fuori” e non “dentro”, per chi continua a ricadere nella depressione, per chi conduce stili di vita stressanti, per chi non sa cos’è la Mindfulness.. La Mindfulness è una pratica equa, non importa chi sei o cosa fai, se hai un corpo e una mente questo basta.

COS’E’ LA MINDFULNESS?
Per spiegare cos’è la Mindfulness userò la stessa metafora che Gherardo Amedei utilizzò nel suo libro “Mindfulness, essere consapevoli”. Un pesce rosso, un giorno, andò dal pesce regina e gli chiese: “Sento sempre parlare del mare, ma cos’è questo mare? Dov’è?”. Il pesce regina spiegò: “Tu vivi, ti sposti e hai la tua esistenza nel mare. Il mare è dentro di te e fuori di te. E tu sei fatto di mare, e finirai nel mare. Il mare ti circonda come il tuo proprio essere”.

Il racconto del pesciolino che vive nel mare senza esserne consapevole, è la stessa delle persone costantemente stressate, con la mente rivolta al passato o al futuro e mai in vero contatto con il contesto dentro il quale vivono. La Mindfulness consiste nell’essere presenti nella vita in cui si è immersi. Come ci insegnano gli esperti di dipendenze, qualsiasi sia il comportamento nocivo perpetuato, da questo non ci si allontana domani ma solo oggi. La Mindfulness ci evita di rimanere bloccati in un “essere indaffarati”, infinito, rischiando di non inquadrare quello che veramente è importante, ossia, il momento presente.

L’ESSENZA DELLA PRATICA
Possiamo usare tre elementi per descrivere la Mindfulness:
Attenzione focalizzata
Momento presente
Nessuna categorizzazione

Attenzione focalizzata – Quello che stiamo trattando non è un concetto ma bensì un’attività, una modalità di vivere con consapevolezza che si acquisisce quando si è in uno stato di particolare attenzione definibile come “attenzione focalizzata”. Questo tipo di attenzione è specifica, poiché orientata in modo esclusivo verso un determinato oggetto che si è scelto: non importa quale sia l’oggetto, può essere il nostro respiro, un amico, un suono, una sensazione corporea, è importante che, quando ci si rende conto che l’oggetto stabilito non è più al centro del nostro focus attentivo, si compia un’intenzionale ri-focalizzazione verso l’oggetto scelto.

Momento presente – L’attenzione, oltre ad essere focalizzata deve essere rivolta al momento presente, cioè orientata in modo esclusivo verso l’esperienza che si sta vivendo nel qui e ora. Ogni volta che ci rendiamo conto di come la nostra mente vaghi e venga trasportata nel passato o nel futuro, dunque in altri luoghi e in altri tempi, è importante che si attivi, con tranquilla fermezza, un ri-posizionamento dell’attenzione sul momento presente.

Nessuna categorizzazione – Il terzo elemento, è la “non categorizzazione”: l’attenzione focalizzata sul momento presente, deve astenersi dal formulare giudizi e classificazioni. Mi spiego, a volte per ottimizzare i tempi e comprendere la realtà rapidamente tendiamo a suddividerla per associazioni di contenuto: ogni volta che si diventa consapevoli che la mente sta operando una sistematizzazione di quel che sta accadendo, sulla base di schemi pregressi appresi nell’arco della vita, è importante che si metta in atto, un ri-orientamento dell’esperienza. Questo esercizio ci permetterà di cogliere l’aspetto di novità che l’evento possiede, non rimanendo ancorati solo su ciò che ci ricorda.

È proprio questa apertura ricettiva che consente di vedere le cose che ci sono e non quelle che non ci sono. La pratica Mindfulness, non va intesa come un “fare più attenzione” come abilità cognitiva da sviluppare, ma come un “essere attenti”, cioè come una modalità di entrare in relazione con le esperienze, sia esterne che interne per quello che realmente sono.

Categorizzando ogni esperienza e associandola a vissuti passati, invece, come spesso tende a fare la nostra mente, ci si costruirà una bolla, una protezione ma anche un limite entro cui si costringerà il pensiero, riscrivendo così, ogni nuova esperienza non per ciò che è ma per ciò che pensiamo che sia.

Il nostro vissuto, diventerà dunque un’illusione della mente, una narrativa e non più una riproduzione della realtà, ma bensì della nostra realtà soggettiva. È per questo che diventa così importante accompagnare il nostro pensiero lontano dagli automatismi delle associazioni passate, per favorire un’acquisizione della realtà più pragmatica, più essenziale e meno vincolata dalle nostre aspettative, paure, credenze e opinioni. Le parole chiave quindi sono: ri-focalizzazione, ri-posizionamento, ri-orientamento. Sei qui ora, non altrove, è qui che la tua mente ha il potere.

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Imposta una sveglia tra 5 minuti. Ora, siediti, appoggia le mani sul grembo oppure sulle cosce, appoggia il busto allo schienale, posiziona i piedi ben saldi a terra leggermente distanti l’uno dall’altro, testa e collo ben allineati con la colonna vertebrale, spalle morbide, chiudi gli occhi e porta la tua attenzione verso l’interno. Il tuo focus attentivo per i prossimi 5 minuti avrà come oggetto del pensiero il tuo respiro. Ogni volta che ti renderai conto di essere andato altrove con la mente, torna sul respiro. Per ogni pensiero che ti porta via c’è sempre un nuovo respiro a cui tornare. Educa la tua mente al tuo presente, ridalle potere.

I consigli della psicologa Giulia Amandolesi in tempi di pandemia da Coronavirus:
1. Non si fa più l’amore come una volta (di Giulia Amandolesi); // 2. Smart working: i rischi di lavorare da casa e come evitarli (di Giulia Amandolesi); // 3. Come scegliere lo psicologo giusto per te (di Giulia Amandolesi); // 4. Ansia, una pandemia parallela

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