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“Così nel 1990 io, cronista di provincia, scoprii per primo l’amore proibito tra Maurizio Costanzo e Maria De Filippi”

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 1 Ott. 2020 alle 17:16 Aggiornato il 1 Ott. 2020 alle 17:21
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Immagine di copertina
La pagina della Provincia Pavese del 16 dicembre 1990

C’è chi è sopravvissuto alla Guerra; chi ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina e chi non si è mai addormentato davanti a una puntata di “Che tempo che fa”. Ognuno eccelle a modo suo. Ecco, se c’è una cosa per la quale io invece passerò alla Storia (oddio Storiella, ridimensioniamo) dello spettacolo e del gossip italiano è l’aver raccontato per primo, e in clamorosa esclusiva per un quotidiano locale, l’amore proibito (vedremo poi perché) fra Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Fra il leggendario Mister Tv e la sua erede naturale. In pratica, ho portato agli onori del mondo i primi passi della relazione di colei che sarebbe diventata non solo regina della televisione italiana, ma Grande Burattinaia dei tele-sentimenti: che si diverte a montare a “Uomini e donne” e smontare a “Temptation Island”. Ikea scansati.

Sono passati esattamente trent’anni da quel giorno, ma è un orgoglio che niente e nessuno mi potrà mai togliere. Per carità, non rivendico urlando, come farebbe Pippo Baudo: “Questi ragazzi li ho inventati io!”, ma alle cene tra amici la storia che sto per raccontarvi – ve l’assicuro – fa sempre un figurone.

Siamo nella primavera del 1990, e io (figlio di cantinieri, oltrepadano a Denominazione di Origine Controllata) muovo i primi passi del mestiere di giornalista (sempre meglio che vendemmiare) fra la cronaca e gli spettacoli de “La provincia Pavese“, il quotidiano delle mie zone. Avevo iniziato a scrivere da tre anni e mi trovavo nel pieno della gavettaccia più bieca ma formativa. Che significa: ti fai le ossa ma guadagni quando va bene 5-10 mila lire a pezzo sognando un’assunzione che forse non arriverà mai. Fate conto che oggi le cose sono peggiorate esponenzialmente. Ma questa è un’altra storia. Torniamo ai fatti.

In redazione arriva una soffiata, che mi viene girata laconicamente dal caposervizio spettacoli, Marino Casella, colui che mi iniziò al giornalismo: “Gira voce che Costanzo si sia messo con una pavese: ho bisogno che tu faccia delle indagini. Dobbiamo saperne di più”. A voi sembrerà niente, ma una notizia del genere, secondo la scala di valori di un quotidiano locale, equivale al Defcon1 (la massima allerta, quella rossa) degli stati di allarme americani. Il simbolo della televisione italiana con una tipa del posto. Della profonda provincia. C’è di che fare uno scoop da far impallidire Carlo e Diana vendendo la mattina dopo più copie del pane fresco ai forni.

Inizio un lavoro di ricerca che pian piano dà i suoi frutti: spuntano elementi, deboli testimonianze, riscontri incrociati. Bingo. È tutto vero: Mister Costanzo a quanto pare si frequenta con una ragazza pavese di 28 anni che lavora nell’ufficio legale di Univideo, società di audiovisivi, conosciuta a Venezia durante un convegno. Dopo due mesi l’ha portata a Roma reclutandola come assistente personale alla Simco, una delle sue società di comunicazione. Ci sono anche un po’ di altre informazioni sulla famiglia, nota e stimata in città, e l’adolescenza di Maria. Si parla anche di un paio di visite di Costanzo nel Pavese. Non molto, ma quanto basta per imbastire un’intera pagina. Oddio, quanto basta: sul cartaceo, soprattutto sulle testate locali, non è come per il web: magari hai tre elementi in croce e per confezionare un’intera pagina ti dicono: “Fammi 10 mila battute”. Vincolanti. Ovvero: scrivimi la Bibbia partendo dall’unica cosa che hai: “Andate in pace, la messa è finita”. Non è semplice, ma con l’andare del tempo ci fai il callo e diventa quasi una specie di sfida con te stesso. Ma torniamo ai fatti.

La pagina con il super scoop viene subito approntata ed è lì lì per uscire, quando un’improvvisa telefonata del già citato caposervizio spettacoli Marino Casella mi gela il sangue nelle vene: “Ho dovuto fermare tutto, non possiamo uscire: Costanzo ha chiamato il Direttore e l’ha convinto a bloccare la pagina“. Evidentemente, muovendomi sul territorio, seppure con circospezione, chiamando a destra e a manca, avevo toccato qualche filo scoperto: qualcuno aveva riferito la cosa al potentissimo Maurizio, e il nostro aveva scelto la via più breve: contattare il boss del giornale e invitarlo (a Costanzo all’epoca qualcuno avrebbe negato un favore?) a cassare la sudata pagina. Ero distrutto come può esserlo soltanto il giovane cronista costretto a riporre a terra la grossa preda che aveva già addentato. Se avete visto “Prima pagina” potete comprendere.

Ma le successive parole di Marino lasciarono spazio a una flebile speranza: “Però guarda che forse la cosa non va persa: Costanzo ha chiesto soltanto una dilazione dei tempi. Dice che ha in ballo la trattativa per la separazione da Marta Flavi, e teme che l’uscita di questo pezzo possa creargli problemi a livello legale/economico. Ci sono di mezzo gli avvocati. Però ha promesso che appena le cose si saranno sistemate su quel fronte si farà vivo lui e parlerà con noi dandoci l’esclusiva“. Ci credevo pochissimo, lo ammetto, ma mi sono aggrappato all’illusione che fosse vero. Una cosa mi era già chiara della gente di spettacolo e degli umorali artisti in genere: mantenere la parola non è solitamente nello scrigno delle loro prime qualità.

Mi sbagliavo di grosso. Costanzo era soprattutto un giornalista, conosceva bene il valore del lavoro, l’orgoglio e la sete della notizia e il rispetto della parola data; così come fu spietato censore all’inizio, si fece gran signore circa sei-sette mesi dopo. Era il dicembre del 1990, faceva un freddo che Pavia pareva Yakutsk, in Siberia, e mi chiamò il solito Marino Casella: “Ha chiamato Costanzo sbloccando tutto: per lui si può procedere. Se ti presenti domani sera in una tensostruttura dalle parti di Milano, dove fanno una specie di “Maurizio Costanzo Show” itinerante, ci saranno lui e lei, e parleranno. Purtroppo il fotografo nostro è già impegnato su una cosa grossa di cronaca locale, ma una macchinetta tua ce l’avrai, no? Portati quella e scatta anche qualche foto“.

Signorsì. Toccavo il cielo con un dito. Era un colpaccio che nello spettacolo avrebbe fatto parlare a livello nazionale. Sì, c’era il problema delle foto, ma decisi di reclutare un fidato amico storico, Gigi Brega; un po’ perché mi serviva una mano. Ma soprattutto perché mi divertiva da morire condividere queste esaltanti, cameratesche scemate con lui. Gli piazzai in mano la mia macchina fotografica nuova con un rullino (rigorosamente in bianco e nero, come volevano i quotidiani dell’epoca) e partimmo sotto la neve alla volta del PalaShow di Cernusco sul Naviglio, hinterland milanese. Senza navigatore satellitare peraltro, perché parliamo di trent’anni fa. Roba che Totò e Peppino in Piazza Duomo erano la Lonely Planet.

Raggiunta a fatica la tensostruttura, intuimmo subito quale fosse il camerino di protagonisti e ospiti del talk. Era una gigantesca roulotte-camper la cui porta d’ingresso si raggiungeva tramite una scaletta in ferro battuto a due scalini più un piano più largo leggermente sopraelevato. Sul piazzale antistante c’era una folla (non meno di 50 persone) fra giornalisti e fotografi che si muovevano come squali attorno al pesce grosso e alla pastura. La nuova, misteriosa accompagnatrice di Costanzo era stata notata, nell’ambiente. Eccome. Nei backstage si parla. E farla passare per un’assistente era una suggestione che non avrebbe retto ancora molto. I colleghi scriventi cercavano l’insperata ma sperabile confessione; e i paparazzi lo scatto ravvicinato, che i nostri furono sempre abilissimi nell’evitare.

Dopo circa un’ora di attesa al gelo, a un certo punto, dalla porticina del camper, sul piano della scaletta in ferro battuto, spunta inequivocabile la sagoma di Maurizio Costanzo, che scruta la folla di cronisti e fotografi illuminati appena da un farettone alogeno. Qui dovete immaginare la tipica, flemmatica parlata costanziana: “Ce sta quello dàa Provincia Pavese?“. Perplessità fra i presenti. Facce dubbiose. Sguardi interrogativi. Capirai. C’era tutto (tutto) il gotha del giornalismo di costume e spettacolo del Paese: non soltanto settimanali rosa o gossipari, ma anche i più influenti quotidiani, Corriere della sera e Repubblica compresi. Tutti in attesa che Maurizione parlasse con loro. E con chi sennò? “Oh, ‘ndo sta quello dàa Provincia Pavese?“, insiste Costanzo.

Dal fondo, emozionato come alla prima comunione, alzo il braccio e mi esce un soffocatissimo “Io!”. Roba che manco Fantozzi in sala mensa davanti al mega direttore naturale. “Vièqqua!”, bofonchia Mister Giusto Collo con un cenno della mano. Gli astanti si girano increduli verso di me e il mio amico, e mentre procediamo lenti verso la porticina del camper due ali di folla si separano come il Mar Rosso. Percepivo netto e tagliente lo sgomento, il livore, la riprovazione del gotha di cui sopra. “Dove andremo a finire?”. Mentre nell’aria mi sembrava di risentire le note leggendarie del “Uacciuàni” della rivincita a biliardo dell’impiegato più sfigato d’Italia.

All’interno del lussuoso mezzo c’erano, nell’ordine: Costanzo, De Filippi, un pacatissimo Vittorio Sgarbi (l’avevo sempre visto urlare ovunque in tv e avrei voluto chiedergli se si sentisse poco bene) e di spalle in un angolo, in mutande, il compianto Franco Bracardi, pianista di tutti gli Show costanziani, che si toglieva lo smoking bianco di scena. Cercate di figurarvi il quadretto.

maurizio costanzo maria de filippi
Maurizio Costanzo e Maria De Filippi

Mentre con la coda dell’occhio, rassicurato, vedevo il mio amico che scattava foto un po’ a tutti nel veicolo stando però stranamente incollato alle pareti come l’Uomo Ragno (particolare che in effetti non mi quadrava, avrei dovuto intuire), Costanzo mi dà il benvenuto a modo suo: “Ma che, er direttore tuo m’ha mannàto un minore?”. Avevo 22 anni, un pischello. “Appena lo sento jòo digo: che fai, sfruttamento de’ lavoro minorile?”. Il ghiaccio era sciolto. Ci appartiamo per due parole (giusto due, avevo più informazioni nel mio pezzo già scritto, ma quel che contava in fondo era solo il virgolettato fresco) della neo coppia che ufficializza l’unione e fornisce qualche dettaglio in più.

Tutto lì. A dir tanto dieci minuti di autentica emozione al cardioplama per portare a casa oro. Richiamo l’ottimo amico di sempre e usciamo guadagnando il posteggio, sempre guardati a vista dai quotati colleghi sempre più attoniti e sempre più schifati. Il giorno dopo faccio sviluppare le foto e scoppia un dramma vero: tutte le immagini sono buie, sottoesposte, sfuocate. Su un rullino da 24 non se ne salva una. Non una risulta pubblicabile. Per un difetto tecnico (il flash non funzionò) e di comunicazione: l’amico Gigi, emozionato quanto me, non sapeva di avere lo zoom manuale pre-selezionato molto in avanti, e non riuscì a capire come riportarlo indietro per allargare: per questo passò tutto il tempo letteralmente spalmato sul muro come un geko: per allontanare i soggetti cercando invano di farli rientrare nel campo visivo. Il materiale fotografico era totalmente inservibile.

Mi presi un cazziatone epico dal sempre imperturbabile Marino, e fui costretto a telefonare a Roma alla “compaesana” Maria per chiederle il favore del condannato a morte: una foto di lei e Costanzo insieme, da usare per illustrare graficamente la pagina. Maria rise molto per l’accaduto e fu gentilissima; concordammo l’invio a Pavia di uno scatto fatto da qualcuno a caso nel loro ufficio romano, e intuii subito quanto la nostra avesse già un gran fiuto per gli affari. Mi disse: “La mando a te, così magari, una volta che l’hai usata lì, la vendi a un giornale di gossip e ci fai anche qualche soldo”.

Maria, te lo confesso ora: purtroppo non l’ho mai fatto e me ne pento amaramente, perché all’epoca i quattrini sarebbero stati davvero parecchi. La pagina della Provincia Pavese uscì il 16 dicembre 1990 (titolo: “E la bella pavese accende il cuore di Costanzo“) e la notizia fu ripresa da tutti i giornali, telegionali, radiogiornali, settimanali e perfino bollettini parrocchiali del Regno. Costanzo e De Filippi si sposarono cinque anni dopo, il 28 agosto 1995

Da allora Maria l’ho rivista una volta sola, di sfuggita, in un’occasione ufficiale: nel frattempo è diventata Nostra Signora della Tv (Maria La Sanguinaria, direbbe Roberto D’Agostino, ma non è vero: il cuore ce l’ha, eccome) ed è “filtratissima” dal suo sempre affabile ufficio stampa. Eppure ogni tanto penso a lei e rido come nessuno alla frase scherzosamente lapidaria con cui mi congedò quando la chiamai disperato per elemosinare quello scatto: “Oh, certo che come fotografo ti sei portato proprio un rincoglionito”. Non ho mai saputo darle completamente torto. Oggi l’amico Gigi Brega (che vive sotto scorta in un programma di protezione) è un big della logistica lombarda nonché imprenditore di successo nella ristorazione; ma fonti accreditate mi garantiscono che ogni tanto si svegli sudato di notte ed entri in magazzino con una reflex facendo foto a casaccio. Stando però sempre a debita distanza dal muro.

La pagina della Provincia Pavese dell’esclusiva di Franco Bagnasco

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